
Melbourne - «Djokovic è il favorito, io non ho nulla da perdere». Rafa Nadal sfiderà domani Novak Djokovic nella finale dell'Australian Open, la prima prova stagionale del Grande Slam. Lo spagnolo, numero 2 del ranking, sceglie un profilo bassissimo alla vigilia del match con il numero 1 del mondo. «Giochiamo sulla sua superficie preferita, lui è il numero 1. È il favorito», ripete il mancino di Mallorca. Magari è sincero e teme la settima sconfitta di fila contro 'Nolè. O forse, si affida alla pre-tattica per rispondere alla strategia che il rivale ha già cominciato ad attuare. Djokovic scenderà in campo dopo la semifinale di 5 ore vinta ieri contro lo scozzese Andy Murray: Nadal, invece, ha giocato giovedì e quindi può contare su 24 di riposo supplementare. Il serbo lamenta problemi respiratori, che però non gli hanno impedito di vincere un match-maratona, e non è soddisfatto nemmeno della qualità delle palle. Insomma, il talento di Belgrado sembra in difficoltà. Nadal, però, non abbocca. «Nel 2009 ho giocato più di 5 ore in semifinale, poi ho avuto solo un giorno di riposo mentre Federer ne ha avuti due. Si può dire che non sia del tutto giusto, ma non si può dire che sia qualcosa di scorretto. È ingiusto, magari, che all'US Open non ci sia nemmeno un giorno di break tra le semifinali e la finale. Con un giorno a disposizione, non ci sono grossi problemi», dice rispondendo alle domande sulla condizione fisica dopo 2 settimane di partite a ritmi forsennati. Chi teme che Djokovic abbia problemi di salute, dice lo spagnolo, può stare tranquillo: «Nel quinto set contro Murray si muoveva in maniera fantastica. Poi, hanno fatto vedere immagini di quasi 3 ore prima: sembrava distrutto... È difficile supporre che abbia questi problemi, non so...», dice. Dall'angolo del serbo fanno notare che le palline non favoriscono le qualità balistiche del numero 1 del mondo: «Eh già, non riesce proprio a tirare un colpo vincente...», commenta Nadal sorridendo. «Penso che sarebbe difficile colpire bene se facesse freddo. Con le temperature elevate, non mi pare ci siano questi problemi», aggiunge archiviando l'argomento. Se Djokovic prova ad allentare la pressione in tutti i modi, Nadal non rinuncia ai 'mind games': ce la mette tutta per calarsi nel ruolo di outsider. Lo spagnolo conduce 16-13 nei confronti diretti, ma ha perso le ultime 6 sfide giocate in altrettante finali. «Sono in finale in un torneo dello Slam per la quarta volta consecutiva e sono felice. Il mio avversario è il miglior giocatore del mondo in questo momento. È il numero 1 del mondo, mi ha battuto nelle ultime 6 sfide: è il favorito», ripete Nadal. Se dovesse arrivare un altro ko, pare di capire, non sarebbe un dramma. «Il torneo è ampiamente positivo per me. Proverò a giocare il mio miglior tennis in finale, lotterò su ogni palla sapendo che il match sarà durissimo. Sto cercando di giocare con maggiore aggressività, provo ad aumentare i colpi vincenti. Voglio migliorare, ma i progressi non sono ancora completi», dice l'iberico. «Vorrei fare di più, ma penso di aver bisogno ancora di qualche mese. Non so se il mio tennis attuale basterà per battere Djokovic: sono felice del mio rendimento, ma forse devo fare qualcosa di più per avere una chance».
- Postato da Gianluca Atlante
- 28/1/2012
- 11:37

Melbourne - Primo titolo in uno Slam e primo posto nel ranking Wta. Victoria Azarenka esplode nella finale dell'Australian Open e fa il pieno. La 22enne bielorussa trionfa a Melbourne Park demolendo la russa Maria Sharapova per 6-3, 6-0 in 82' di lezione. «Un sogno che diventa realtà», dice la ragazza di Minsk, nuova regina del circuito rosa. Al primo appuntamento nell'atto decisivo di un major, non ha tremato: ha avuto bisogno di un paio di game di rodaggio, poi si è messa in moto e ha asfaltato la rivale. Dallo 0-2, 0-30 è cominciata un'altra partita: 12 game a 1, un monologo che la Sharapova avrebbe potuto interrompere trasformando una delle due palle break a disposizione sul 3-4. La siberiana, alla sesta finale in uno Slam, ha fallito la chance e si è sbriciolata. «Non mi preoccupavo di dover giocare un match perfetto -dice la Azarenka-. Volevo solo giocare meglio della mia avversaria. I primi due game sono stati un mezzo disastro, ma poi ho trovato il ritmo giusto. Mi sono rilassata, mi sono concentrata su ogni songolo punto». In campo, non è apparsa nervosa. «Non ero tesa? Ero super-nervosa!», dice. «L'attesa in particolare è stata lunghissima. Continuavo a controllare l'orario, mi chiedevo quanto mancasse all'inizio. Alla fine, a parte i problemi in avvio, penso di aver gestito bene la situazione». Ora è al top: «Ma è solo l'inizio di una stagione lunghissima. L'approccio non deve cambiare, bisogna andare avanti con la solita mentalità: una cosa alla volta. Ci sono tantissime partite davanti, voglio continuare a crescere. Sento che non ci sono limiti, si può migliorare ogni giorno». In classifica, però, non si può ottenere di più: «Ho sognato di vivere questo momento e ho lavorato sodo per arrivare sin qui. Il numero 1 nel ranking è una ricompensa per tutto questo». La regina del ranking, inevitabilmente, vive sotto i riflettori. La Azarenka dovrà abituarsi al nuovo ruolo. «In campo sono una persona diversa rispetto a quello che si vede lontano dal terreno di gioco», dice. «È importante presentarsi in maniera autentica, aprirsi, far vedere come si è in realtà. Non si può far finta di essere un'altra persona. Sono felice perchè sto facendo vedere come sono davvero, mi sto sforzando per farmi conoscere». La missione, almeno in campo, è ampiamente compiuta.
- Postato da Gianluca Atlante
- 28/1/2012
- 11:33

Melbourne - «Ho un giorno e mezzo per recuperare. Cercherò di dormire il più possibile». Novak Djokovic è esausto dopo la vittoria in semifinale all'Australian Open. Il serbo, numero 1 e detentore del titolo, ha dovuto lottare 4h50' per avere ragione dello scozzese Andy Murray in 5 set. Domenica, il 24enne di Belgrado è atteso dallo spagnolo Rafa Nadal, che ha un giorno in più per ricaricare le pile. «Oggi Murray e io abbiamo avuto problemi, siamo andati in crisi. È stato un match molto equilibrato dal primo all'ultimo punto. Abbiamo risposto entrambi in maniera eccellente, abbiamo trovato il modo di strappare il servizio e di essere aggressivi», dice Djokovic, che deve fare i conti con problemi respiratori. «Ho visto un medico, ho parlato con alcune persone e con un paio di giocatori che hanno avuto una lieve allergia. Penso che questo sia anche il mio problema, ma non sto cercando scuse», spiega. «Viste le circostanze -prosegue- questo è stato uno dei miei miglior match. È stato uno dei più lunghi, se non il più lungo, giocate nelle fasi decisive di un torneo dello Slam. Sono felice, non può essere che così». «Non ci sono segreti per ritrovare le forze. Farò il massimo per recuperare, penserò soprattutto a dormire e a riposarmi: non mi allenerò molto, penso di aver già fatto molto. Sarà fondamentale ritrovare energie: Nadal ha un giorno in più a disposizione, sta giocando bene e vuole assolutamente questo torneo».
- Postato da Gianluca Atlante
- 27/1/2012
- 17:00

(da www.federtennis.it) Melbourne - La solidità granitica cui Novak Djokovic ci aveva abituati nel 2011, mostra qualche crepa, ma per il momento resiste. Il n.1 del mondo accede per il terzo slam consecutivo alla finale, battendo Andy Murray per 63 36 67(4) 61 75, nel remake dell’ultimo atto australiano dello scorso anno, al termine di una battaglia straordinaria durata 4 ore e 50 minuti. Al contrario della finale del 2011, stavolta ha venduto davvero cara la pelle Andy Murray che, dopo aver vinto il terzo set, era davvero a un passo dalla sua terza finale consecutiva a Melbourne. Dopo tre ore intensissime l’incontro sembra volgere in favore dello scozzese, non solo per il vantaggio di due set a uno, ma anche per le condizioni precarie del suo avversario, incapace di muoversi con la consueta fluidità. Il serbo, inoltre, si ritrova sotto nel punteggio, avendo sprecato tante chance nel secondo e nel terzo set. Dopo aver vinto il primo parziale per 63, grazie alla collaborazione di uno scozzese incapace di difendersi nei suoi turni di servizio (subisce due break, concedendo palle break in 3 turni di battuta su 4), Djokovic va avanti 2-0, ma manca la palla del 3-0 e poi due chance per il 3 a 1. Cominciano ad affiorare i problemi di respirazione che in gioventù lo avevano costretto a numerosi ritiri, per Nole che sembra in debito di ossigeno quando Murray, con un parziale di 4 game di fila, si porta avanti 4-2 e servizio. Il serbo non ci sta, sa bene che nelle condizioni in cui si trova, deve vincere questo set per evitare di rimanere invischiato in una maratona pericolosissima. Nole recupera il break, ma poi perde nuovamente la battuta, consegnando al neo allievo di Ivan Lendl la seconda frazione per 6-3. Stesse sofferenze e stesso epilogo nel terzo parziale, con il serbo che rimane per miracolo avvinghiato al suo avversario, prima annullando cinque palle break nel game di apertura, e poi recuperando nuovamente un break. I malanni sembrano d’un tratto essersi sopiti. Il numero uno del mondo ritrova la battuta e, sul 5-4, e arriva per tre volte al set point. Murray li annulla con gran coraggio, prima con un ace a 207 km/h, poi con un diritto incrociato sulla riga, infine con una millimetrica palla corta su cui nulla può il serbo. Cavatosi d’impaccio, Andy gioca un game straordinario ed è lui a ottenere il break sul 5-5. A Djokovic servono tre miracolosi recuperi per allungare la pugna al tiebreak e frustrare l’ennesima fuga tentata da Murray che, però, non si scompone e, sciorinando un dritto poco consueto per i suoi standard, chiude un set durato un'ora e 28 minuti, vincendo il tie break per 7 punti a 4. Quando nessuno sembra dare alcuna chance allo slavo, ecco emergere la classe del numero 1. In appena 25 minuti, Nole pareggia il conto dei set, cancellando in un attimo l’immane sforzo compiuto dal britannico in precedenza. L’inerzia è tutta dalla parte del campione uscente che vola 5 a 2 nel quinto, mettendo una seria ipoteca sull’incontro. Murray però non molla. Come spesso gli accade, gioca meglio quando è sotto nel punteggio. Così, nel nono game, strappa a zero il controbreak, riportandosi sotto, sul 5 pari. Non solo. Andy si procura tre palle break per andare a servire per il match. Djokovic se le gioca da grande campione, decidendo lui il corso degli eventi. Il dritto lungolinea con cui annulla la seconda palla break manda in visibilio una Rod Laver Arena impreziosita dalla presenza di colui cui è stato intitolato questo stadio. Sul 6-5, Murray serve per la terza volta per rimanere nel match. Questa volta non riesce a reggere la pressione del serbo che va avanti 15-40, trasformando il primo match point dell'incontro e festeggiando come se avesse vinto il torneo. La centesima edizione dell'Open d'Australia se la giocheranno, quindi, Rafael Nadal e Novak Djokovic. Sarà la loro terza finale slam consecutiva, il loro 30esimo confronto diretto. Lo spagnolo, avanti 16 a 13 nei precedenti, vuole vendicare il bilancio 2011, di 0 vittorie a fronte di 6 sconfitte. Contro un Djokovic non al 100% della forma, il Nadal ammirato ieri contro Federer ha tutte le carte in regola per riuscirci.
- Postato da Gianluca Atlante
- 27/1/2012
- 15:28

(da www.federtennis.it) Melbourne - Roberta Vinci e Daniele Bracciali non ce l’hanno fatta a raggiungere la finale nel torneo di doppio misto degli Australian Open. I due azzurri erano opposti alla coppia formata dalla russa Elena Vesnina e dall'indiano Leander Paes e si sono dovuti arrendere solo al super-tiebreak del terzo set con il punteggio complessivo di 57 62 10-7. A Roberta e Daniele va il merito di aver recuperato un primo set praticamente compromesso, in cui hanno messo a segno cinque game di fila, recuperando uno svantaggio di 2 a 5. Nella seconda frazione gli azzurri resistono sino al 2 pari, prima di subire quattro giochi consecutivi. Si arriva così al set decisivo che vede gli azzurri portarsi avanti 3 a 1, prima del parziale di 9 punti a 4 con cui la coppia indo-russa chiude l'incontro. Rimane comunque la soddisfazione, per gli azzurri, di aver collezionato scalpi prestigiosi come quelli della coppia numero uno del tabellone, formata dalla ceca Kveta Peschke e dallo statunitense Mike Bryan, dal duo tutto giapponese costituito da Kimiko Date-Krumm e Kei Nishikori, e dalla coppia formata dalla ceca Andrea Hlavackova ed il pakistano Aisam-Ul-Haq Qureshi, teste di serie numero 7. Leander Paes conquista quindi la seconda finale di questo suo Australian Open, dopo quella raggiunta nel doppio maschile, in coppia con Radek Stepanek, e che li vedrà opposti ai fratelli Bryan.
- Postato da Gianluca Atlante
- 27/1/2012
- 15:25