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New York – Roger Federer, benedetto figliuolo: ma valeva proprio la pena fare quello che hai fatto? Provare a rimettere la palla dall’altra parte in maniera normale, no? L’assist fornito ai cronisti “notturni” di questo Open degli Stati Uniti, sottoforma di colpo sotto le gambe con ovazione, e ci mancherebbe, dei ventiduemila (non proprio contati, ma arrotondiamo) dell’”Arthur Ashe”, è quanto di meglio si potesse offrire in pasto a chi, in molti anche per il giorno dopo visto il fuso orario, non aspettavano altro che colorire, e non poco, una partita scontata come quella vinta facilmente contro l’argentino Brian Dabul. Si era, per la cronaca, sul 6/1 5-3 Federer, vantaggio per Dabul al servizio. E, dopo una palla corta un tantino “telefonata”, il buon Roger da Basilea si è visto costretto a rincorrere il pallonetto del sudamericano: detto, fatto. Racchetta sotto le gambe, pallina colpita con il piatto corde e “gialla” proiettata nell’angolo alla destra del malcapitato Dabul: tutto molto bello, come un anno fa contro Djokovic, ma… “quella era una semifinale, il colpo mi ha portato al matchpoint e, nonostante questo sia stato più difficile, quello ha avuto un’importanza maggiore”. Solo l’inizio, signori, di una conferenza stampa che ha vissuto sulle spiegazioni, più o meno plausibili e veritiere, di un Roger Federer pronto a sfidere, a mo’ di Andreotti, i cronisti presenti con domande alle… domande. “E’ il colpo dell’anno, meglio di quello scorso”, lo scontato invito a rispondere. E lui, lo svizzero… “Che cosa ne pensi? Pensi che questo era meglio?”. Però… “in termini di difficoltà, al di là dell’importanza in chiave incontro, questo era più difficile. Come mi sono sentito? Bene, molto bene, anche perché mi sono girato ed ho visto la pallina cadere in un angolo impossibile da raggiungere”. Poi, però, si è parlato d’altro, fortunatamente. Ma molto dopo, perché il successo ottenuto contro Dabul, non solo ha spianato allo svizzero la strada per il Barclays Atp World Finals Tour, in programma a Londra dal 21 al 28 novembre alla O2 Arena. Federer, per la cronaca, si è aggiunto a Nadal, gli unici ad aver tagliato il visto per questa manifestazione, ma è stato anche il 16esimo successo notturno dalle parti di Flushing Meadow. E allora… “qui le luci non cambiano come in altri tornei da campo a campo. Qui le luci sono le stesse. Poi, ormai, ho l’esperienza giusta per giocare sotto pressione e con tanta gente intenta li a guardarmi. Un vantaggio, questo, che posso usare con i miei avversari. Ho sempre amato venire qui – ha continuato Federer – L’ambiente è bello, eccitante. Non ho mai giocato un brutto Us Open, non ho mai avuto primi turni difficili. Sono felice di aver giocato un’altra sessione notturna”. Poi di nuovo il colpo sotto le gambe, per dire che… “tutto questo è riuscito – ha spiegato il numero due del mondo – perché sto giocando offensivo, che è una buonissima cosa”. Poi, infine, un invito ai ragazzi di YouTube di aggiornare le foto con quest’ultima: “Sono fantastici, anche perché molte di queste si riferiscono a match di primo o secondo turno”. Finito? Sì. Ma ora sotto con il matrimonio (una costante anche questa, ahinoi e ahilui) che, negli anni passati ha logorato Borg prima e McEnroe dopo. Ma lui, il campione dei campioni, l’uomo dei 16 Slam e non solo… “è sposato da sempre con Mirka, non soltanto dall’anno scorso e la vera fortuna è che negli ultimi sette-otto anni – ha concluso – ho praticamente passato ogni giorno con lei. Che mi ha aiutato a crescere e non poco”. Alla prossima, caro Roger Federer.
- Postato da Gianluca Atlante
- 31/8/2010
- 17:47

Da New York
Gianluca Atlante
New York – Una premessa è doverosa prima di inziare: il doppio è un ‘animale’ in via d’estinzione. Anzi, ad essere sinceri, nemmeno l’idea venuta al Cio di inserire il misto alle prossime Olimpiadi di Londra del 2012, può salvare una specialità che non gioca più nessuno. Detto questo, però, ci fa immenso piacere, forti di un patriottismo che, perchè no, difendiamo a denti stretti, annotare come la coppia Pennetta-Dulko, che nella classifica race è al primo posto, complice i successi ottenuti il 4 aprile a Miami, il 2 maggio a Stoccarda, l’8 maggio a Roma, il 10 luglio a Bastad e il 22 agosto a Montreal, sia la testa di serie numero uno di questa quarta ed ultima prova dello Slam. Novità assoluta per una nostra giocatrice anche se, lo ripetiamo, il doppio è un qualcosa che sta per morire. Fermo restando, però, che se Serena Williams fosse stata bene, lei e la sorella il doppio l’avrebbero giocato. E, fino a prova contraria, quando ne hanno voglia, le due “sorellone” non hanno rivali, almeno su questi campi, nè in singolare, nè tantomeno in doppio. Flavia e Gisela teste di serie numero uno, però, ci piace. Come ci piace il fatto che Flavia abbia dimostrato di stare bene e di voler dire la sua anche in singolare. “La settimana scorsa, quando mi sono ritirata dal torneo di New Haven – ha spiegato in conferenza stampa l’azzurra – mi avevano fatta preoccupare. Invece si trattava soltanto di una infiammazione acuta che, fortunatamente, con il passare dei giorni sta passando”. Qui, in singolare, deve difendere i punti conquistati lo scorso anno, quando si issò sino ai quarti di finale. Qui, però… “mi piace tutto – ha proseguito – I campi, l’atmosfera, New York. Ho fatto tanto shopping, ma non vi dico cosa mi sono comprata”. A noi, sinceramente, interessa che tu vinca cara Flavia: in singolo, come in doppio.
- Postato da Gianluca Atlante
- 31/8/2010
- 16:05
http://www.youtube.com/watch?v=5ZnC6jcRQRg
- Postato da Gianluca Atlante
- 31/8/2010
- 07:37

da New York
Gianluca Atlante
New York – Si è presentato alla sua maniera. Come quello che, smaltita la rabbia per il mancato successo di un qualcosa che, almeno sulla carta, sembrava più che accessibile, ha voglia di dimostrare al mondo intero che il numero uno è ancora lui, a maggior ragione quando sotto le suole delle nuove Nike, ha l’amato cemento. Parliamo di Roger Federer, che qui da queste parti ha vinto soltanto cinque volte, che è reduce dalla finale persa a Toronto contro Murray e dalla vittoria a Cincinnati a spese di Mardy Fish e che a Flushing Meadow ha un conto aperto, vuoi per le figuracce rimediate a Parigi e Wimbledon, vuoi per la finale persa in maniera incredibile lo scorso anno contro l’argentino Juan Martin Del Potro. Federer ha chiuso nella notte italiana l’Arthur Ashe, dominando con semplicità maniacale, l’argentino Brian Dabul: 6/1 6/4 6/2 il punteggio finale. Ed ora, sulla strada che, in molti si augurano, lo porterà alla sfida contro Rafael Nadal, c’è il tedesco Andreas Beck. Tra i due sarà il primo confronto diretto, non ci sono infatti prercedenti. Ma, intanto, il signor Roger da Basilea si è presentato alla sua maniera, quella che tutti conoscono, quella che gli ha consentito di mettere insieme sedici Slam. Con questa vittoria, poi, Roger Federer si è qualificato per il Barclays Atp World Finals Tour, in programma a Londra dal 21 al 28 novembre alla O2 Arena. Federer si aggiunge a Nadal, gli unici ad aver tagliato il visto per questa manifestazione. E’ la nona volta consecutiva che Federer si qualifica per il Master, dove ha trionfato quattro volte: due a Huston (2033 e 2004) e altrettante a Shanghai (2006 e 2007). “Sono molto felice di questa cosa – ha spiegato ieri in conferenza stampa lo stesso Federer – Ho giocato in tutto il mondo, ma la cornice della O2 Arena di Londra è davvero fantastica. Non vedo l’ora di tornarci, dunque, per cercare di fare meglio dello scorso anno, dove ho raggiunto le semifinali”.
- Postato da Gianluca Atlante
- 31/8/2010
- 07:20

da New York
Gianluca Atlante
New York – Ha aspettato a lungo, colpa del francese Monfils che, sul campo numero 11, ha scombinato i piani degli organizzatori. Alla fine è stata dirottata sul campo numero 13, ma Flavia Pennetta non ha deluso le aspettative, superando agevolmente il primo turno dell’Open degli Stati Uniti, quarta ed ultima prova dello Slam, in corso di svolgimento sui campi in cemento di Flushing Meadow. Al cospetto della sconosciuta statunitense, ma di chiare origini italiane, Irina Falconi, numero 365 delle classifiche mondiali, la numero due azzurra ha chiuso la pratica in cinquanta minuti: 6/2 6/1 il punteggio finale di un match senza storia. Ora per la nostra tennista, l’ostacolo dell’ungherese Szavay, un cliente sempre pericoloso. Cinque i precedenti, con un parziale di tre vittorie a due per la brindisina. L’ultima volta, lo scorso anno a Mosca, con la Pennetta che si ritirò quando, vinto il primo set, era sotto 3-0 nel secondo. Disco rosso, invece, in apertura di sessione serale per Roberta Vinci. Chiusa dal pronostico contro Venus Williams, numero tre del seeding, la tarantina ha fatto comunque la sua figura sull’Arthur Ashe, soprattutto in un primo set dove si è visto molto più equilibrio. Nel secondo, invece, Venus ha iniziato a comandare il gioco e per l’azzurra non c’è stato più nulla da fare: 6/4 6/1 il punteggio finale, maturato in un’ora e tredici minuti. Il bilancio di questa prima giornata per il tennis azzurro, nel caso specifico in “gonnella”, si chiude con la vittorie di Schiavone e Camerin, con quella di Sara Errani nel derby contro Tathiana Garbin e con le sconfitte di Brianti e Vinci.
- Postato da Gianluca Atlante
- 31/8/2010
- 02:11