
da New York
Gianluca Atlante
New York - Forte, fortissima, semplicemente meravigliosa. E quando si è sostituita a Roger Federer, così com'era accaduto a Reggio Calabria contro la Oudin (grazie presidente Binaghi per avercelo giustamente ricordato), allora il popolo "stelle e strisce" del Grand Stand gli ha tributato la giusta standing ovation. Francesca Schiavone è quanto di meglio si possa vedere oggi nel panorama di un tennis femminile, dove la fantasia sembra diventato un optional di lusso. Batte Alona Bondarenko 6/1 7/5 e vola agli ottavi di finale dell'Open degli Stati Uniti. Batte una giocatrice forte, capace di giocare i primi cinque giochi del secondo set ad una velocità supersonica, ed eguaglia il risultato ottenuto lo scorso anno proprio qui sul ribollente cemento del Queens. Brava Francesca, brava davvero. Perchè non era facile in partenza e non lo è stato dopo, quando la Bondarenko, perso il primo set in maniera netta, si è messa a colpire la pallina come forse non aveva mai fatto in carriera. Dall'altra parte, però, si è trovata di fronte una che non molla mai, una che ha vinto, non a caso, il Roland Garros, una che corre e lotta su ogni palla, anche quelle che forse dovrebbe lasciare andare, finendo per far innamorare un popolo, quello americano, che l'ha applaudita a lungo. Ora per la Schiavone, l'ostacolo Pavlyuchenkova, contro la quale è 1-1 negli scontri diretti. Quest'anno, a Miami, successo in due set della russa, ma quella era un'altra Schiavone, lontana anni luce dalla donna che decide lei cosa fare in ogni match, manovrando e dominando il gioco in lungo e in largo. "Semplicemente meravigliosa - ha sentenziato il presidente della Federazione Italiana Tennis, Angelo Binaghi, uscendo dal Grand Stand - Francesca è impressionante. E' lei che comanda il gioco, è lei che decide le sorti del match, è lei che non molla mai e questo pubblico, peraltro molto competente, può soltanto che applaudirla e volerle bene, come si fa a non voleglierne". In effetti, come si fa. A maggior ragione dopo un match come quello di oggi, dove le emozioni ha finito per correre leggere su di un filo sottile.
- Postato da Gianluca Atlante
- 3/9/2010
- 23:10

da New York
Gianluca Atlante
New York - Succede tutto sul Grand Stand, il campo delle nostre Schiavone e Pennetta. Succede che la Oudin al maschile, tale Ryan Harrison, numero 220 del mondo, va sotto con l'ucraino, Sergiy Stakhovsky, fresco vincitore del torneo di New Haven, rimonta il set iniziale, viene bloccato dalla pioggia quando è 2-1 al quinto, arriva ad avere tre matchpoint e a servire sul 6-5 nel tie break, ma poi perde la partita più lunga del torneo: 6/3 5/7 3/6 6/3 7/6 il punteggio finale di un match, durato quattro ore e tredici minuti. Anche loro, i due interpreti di una sfida per la quale non c'era più un posto sul Grand Stand, più forti di tutto. Come Andy Murray, per il quale il secondo turno sull'Arthur Ashe contro il jamaicano, Dustin Brown, si è rivelato poco più di un allenamento: 7/5 6/3 6/0 per lo scozzese, che si è confermato quello di tre settimane fa a Toronto, quando ha vinto il torneo a spese di Federer. Stati Uniti che, però, si sono rifatti con la vittoria di John Isner sullo svizzero Marco Chiudinelli, mentre lo squadrone francese ha perso per strada, Benot Paire, Adrian Mannarino, Julien Benneteau e Jermy Chardy: una vera e propria ecatombe transalpina. Fortuna che Llodra ha finito per ripetere il match giocato contro Davydenko, superando Hanescu in tre set. Dalla Francia, alla Spagna con i successi di Verdasco, Robredo e Ferrer.
- Postato da Gianluca Atlante
- 3/9/2010
- 21:11

da New York
Gianluca Atlante
La coppia Starace-Bracciali, una delle possibili di Davis in vista della Svezia, è fuori dall'Open degli Stati Uniti, in corso di svolgimento sui campi in cemento di Flushing Meadow, a New York. Il duo azzurro è stato sconfitto in due set (6/3 6/4 il punteggio finale) dalla coppia numero 13 del tabellone, formata dallo svedese Robert Lindstedt e dal rumeno, Horia Tecau.
- Postato da Gianluca Atlante
- 3/9/2010
- 20:48

da New York
Gianluca Atlante
New York - Più forti di tutto. Dell'afa, dell'umidità, di un tornado che non si è visto, di una pioggerellina fastidiosa che ha interrotto gli incontri per circa mezz'ora. Più forti di ogni cosa, perchè quando il gioco si fa duro, le dure iniziano a giocare. Prendete ad esempio Kim Clijsters, la campionessa uscente e testa di serie numero due in questa edizione dell'Open degli Stati Uniti. A lei sono bastati sessantadue minuti per avere ragione della ceca, Petra Kvitova, semifinalista a Wimbledon, mica una qualsiasi: 6/3 6/0 sin troppo eloquente per la belga. E poi la russa Dementieva, che si distrae in avvio contro Daniela Hantuchova, prima di prendere il sopravvento e far suo il match: 7/5 6/2 lo score. E, per restare in tema di russe, ecco Anastasia Pavlyuchenkova lasciare soltanto tre giochi alla compagna di Flavia Pennetta in doppio, Gisela Dulko: 6/1 6/2 lo score. A segno anche la bella Ana Ivanovic. L'ex numero uno del mondo ha sconfitto in due set la francese Razzano con il punteggio di 7/5 6/0. In serata, poi, prima della chiusura di Rafael Nadal, sull'Arthur Ashe è andato in scena lo show si Venus Williams, pronta a lasciare soltanto tre giochi alla lussemburghese, Mandy Minella: 6/2 6/1 per la testa di serie numero tre, sempre più vicina ad un quarto di finale con la nostra Schiavone.
- Postato da Gianluca Atlante
- 3/9/2010
- 20:41

da New York
Gianluca Atlante
NEW YORK – Non basta crederci, per riuscire in un qualcosa sono tanti i fattori che devono sommarsi. Serve altro, insomma: bravura, fortuna, capacità tecniche, prestanza fisica e, soprattutto, mentale. Sara Errani è una che si è fatta da sola e che continua a studiare per migliorarsi. Dai Futures ai Wta, il passo non è stato affatto breve per lei. Una sorta di tappa pirenaica del Tour de France, fatta di sacrifici, abnegazione e rinunce. In quella Spagna, poi, che all’inizio non era proprio il suo Paese, ma che man mano si è dimostrata anche qualcosa in più. Oggi Sara Errani, bussa al tavolo delle grandi. Per carità, la sua classifica non è affatto anonima, ma come dicevamo prima, per fare il grande salto, c’è ancora qualche gap da colmare. E la partita odierna contro l’asustraliana Samantha Stosur, una che è arrivata in finale al Roland Garros e che oggi è numero sei del mondo, rappresenta il comun denominatore di quanto detto sino ad ora. Sara si farà, avrà modo e tempo di crescere ancora e salire in classifica, ma quanto gap potrà recuperare da qui in avanti in alcuni fondamentali di vitale importanza, vedi il servizio, per poter bussare alla porta delle top? Il doppio 6/3 in un’ora e venti minuti rimediato contro l’australiana, è un risultato bugiardo nei contenuti perimetrali. Ma, nella sostanza, rispecchia l’andamento di un match dove, quando c’è stato bisogno di accelerare, la “cangura” ha fatto meglio della nostra. Trovando modo e tempo, soprattutto con il diritto, di far male al nostro “scricciolo”, che ha volontà da vendere, ma che ha palla meno pesante della Stosur. Peccato, perché soprattutto nel secondo set, quando Sara ha operato il break al quinto gioco, lo sparuto gruppo di italiani dell’”Armstrong” ha pensato, come noi del resto, che il match potesse girare, che la Stosur, non nuova a certi tipi di imprese, potesse farsi inghiottire dalla paura di aver rimesso in gioco un match che, viste come erano andate le cose nel primo set, poteva considerarsi chiuso, o quantomeno indirizzato su binari a lei congeniali. Ma, e ce n’è sempre uno, non aver sfruttato le due occasioni per andare 4-2 e mettere pressione ulteriore su una giocatrice, a quel punto, in chiara difficoltà, ha finito per ridare alla Stosur quella sicurezza iniziale che dallo 0-2 di partenza al 2-2 e poi al 6.-2, l’avevano portata a comandare il gioco in lungo e in largo. Poteva essere, insomma, ma non è stato, ma star qui a rimproverare qualcosa alla Errani, sarebbe brutto e inopportuno. Sara ha fatto tutto quanto era nelle proprie possibilità, con l’unica pecca di non aver sfruttato, dopo due palle del controbreak annullate, altrettante occasioni per andare 4-2 nel secondo set. Sarebbe cambiato qualcosa? Chissà, magari sì oppure no, ma sicuramente la Stosur avrebbe avuto il suo bel da fare per arginare la voglia di rivalsa della nostra tennista. Due turni in uno Slam non sono pochi, ma forse nemmeno tanti per chi, giustamente, aspira a migliorarsi. Forse il boccone amaro è più per un match, quello odierno, che avrebbe potuto cambiare corso più volte e che invece è rimasto tale.
"Lei ha concesso meno di quanto fatto la settimana scorsa a New Haven (quando la Errani arrivò a match-point). Io non sono riuscita a prenderle il rovescio con continuità, avrei dovuto cercare più angoli e righe. Un po' di rammarico c'è". Poco da recriminare. La Errani ha fatto partita pari contro la numero 6 del mondo, confermando di essere dotata di intelligenza tattica e cuore.
"Fare partita pari con le top player mi capita spesso, ma per vincere serve ancora tanto lavoro. Devo migliorare nella resistenza, ad esempio, per poter essere sempre in grado di andare oltre i miei limiti. Contro la Stosur forse mi è mancata velocità e con queste avversarie non puoi davvero rinunciare a nulla. Chi vincerà la prossima volta? Il proverbio dice che non c'è due senza tre... speriamo di poterlo smentire". Il bilancio degli Us Open della Errani è comunque positivo. La romagnola ha confermato il terzo turno di un anno fa nonostante partisse senza lo status di testa di serie.
"E' stato un buon torneo. Ora mi allenerò due settimane e poi giocherà Tokyo e Pechino. Speriamo di fare bene".
- Postato da Gianluca Atlante
- 3/9/2010
- 17:41