BUY Viagra ONLINE NO PRESCRIPTION

Archivio

Medicina

Doctor Laser risponde ….. un problema con il servizio

Esimio Dott. Parra, ho 18 anni e, dopo l’attività agonistica, svolgo esercizi specifici per rafforzare l’elasticità muscolare sì da rendere più fluido il servizio. Ultimamente, però, forse a seguito di un movimento poco corretto, ho provato dolore alla spalla destra durante il servizio. Ho sospeso ogni attività e le chiedo come agire per risolvere il problema. ( G. M. – Udine) “L’infortunio della spalla è tipico del tennista. Questo dolore quindi non deve essere assolutamente sottovalutato. La sua spalla dovrà essere indagata con una risonanza magnetica per analizzare le condizioni del tendine sovraspinato, il più sollecitato durante il servizio. Dalla sua descrizione posso dedurre che il tendine possa essere infiammato o degenerato nella sua sede inserzionale per cui sarebbe necessario intervenire quanto prima per ripristinare la sua corretta funzionalità”. (A cura di Piero Pardini addetto stampa del Professore)

Medicina

Doctor Laser risponde . . . dolori alle articolazioni

Egregio Dottor Parra, ho quarant’anni e gioco a tennis da circa sei mesi due volte alla settimana, e, al termine dell’allenamento, che dura un’ora e mezzo, accuso dolori alle articolazioni inferiori (caviglie) che perdurano per anche per alcune ore. (R. N. – Viterbo) “Carissimo lettore, prima di risponderle vorrei sottoporle una domanda: ha mai avuto degli episodi di distorsione alle caviglie? Qualora la risposta sia affermativa le consiglio di eseguire degli accertamenti medici mirati: una risonanza magnetica o una ecografia per valutare se esistono delle lesioni che interessano i ligamenti. Nello specifico, occorre escludere una lesione del ligamento biotarsico e del ligamento astragano-peroneale, maggiormente sollecitato nei vari movimenti. Solo dopo aver valutato i risultati di tali indagini potrò fornirle una risposta ed un consiglio per risolvere il suo problema” (A cura di Piero Pardini addetto stampa del Professore)

Medicina

Doctor Laser: le discopatie

Il disco intervertebrale è composto da un compartimento centrale (nucleo polposo) e da uno esterno (anulus fibroso) che a sua volta è costituito da una porzione interna a limite indistinto con il nucleo polposo ed una esterna le cui fibre costituiscono le fibre di Sharpei che formando una corona più spessa anteriormente ne assicurano una notevole resistenza alle forze di trazione. Le principali costituenti del disco sono l’acqua che nel soggetto giovane raggiunge il 90% nel nucleo e l’80% nell’anulus, oltre a macromolecole microproteiche e collagene in percentuabili variabili nei diversi compartimenti. Col passare dell’età e favorita da traumi e microtraumi ripetuti, si assiste ad una progressiva degenerazione del disco cioè ad un disordine strutturale con un’alterazione delle proprietà biochimiche con una proporzionale riduzione del contenuto idrico, soprattutto nel nucleo polposo. Tale diminuzione dell’idratazione comporta vari disordini strutturali quali diminuzione del volume dell’altezza del disco, comparsa di convessità circonferenziale, invaginazione delle fibre dell’anulus fibroso esterno, fissurazione delle fibre dell’anulus fibroso nell’ambito delle quali si può sviluppare col tempo un tessuto di granulazione ipervascolarizzato e quindi un tessuto cicatriziale. In condizioni normali si verificano variazioni del contenuto idrico del disco legate alla postura: infatti nel clinostatismo cioè nello stare sdraiati a letto aumenta la capacità di fissare l’acqua e di conseguenza si assiste ad un aumento di volume del disco stesso; viceversa nell’ortostatismo cioè nello stare in piedi, per effetto stesso del peso corporeo si verifica una spremitura delle molecole d’acqua dal nucleo polposo verso il corpo vertebrale. Tale carico è più significativo man mano che ci si avvicina al sacro. E’ stato dimostrato che le sollecitazioni meccanico-pressorie esercitano uno schiacciamento ed allargamento del disco minore rispetto a quello degenerato e che inoltre il disco degenerato non riaquisterà completamente il suo iniziale spessore una volta rimosso il carico. Il disco pertanto va incontro ad un invecchiamento degenerativo. E’ vero comunque che le modificazioni posturali sono variabili da persona a persona secondo le peculiarità di ogni singolo rachide. DISCOPATIA DEGENERATIVA Con questo termine o altri sinonimi quali discoartrosi o bulging discale o protrusione discale diffusa, s’intende una salienza dell’anulus fibroso estesa a tutta la sua circonferenza che si realizza a partire da una disidratazione del nucleo polposo che provoca a sua volta una diminuzione in altezza del disco. Il risultato è che l’anello fibroso, divenuto troppo lungo rispetto ad un ridotto spazio intervertebrale, deborda a formare una salienza circonferenziale simmetrica. Difficilmente tale patologia da sola è in grado di provocare un conflitto disco-radicolare, ma ciò diventa possibile se pur raramente allorquando altri fattori concorrono a restringere lo spazio intorno ad una radice. PROTRUSIONE DISCALE Con tale termine si definisce una salienza localizzata (focale) nel profilo di un disco colpito da fenomeni degenerativi, formatasi per il cedimento, senza rottura, delle fibre che lo contengono. Tali patologie danno luogo a seconda della sede a manifestazioni di cervicobrachialgia, lombocruralgia, lombosciatalgia con episodi meno iolenti di quelli dovuti ad ernie, ma pur sempre indicativi di probabile patologia discale. ERNIA DEL DISCO Con tale termine s’intende una fuoriuscita del materiale del nucleo polposo del disco, causata dalla rottura delle fibre dell’anulus fibroso che formano la parete del disco stesso. Questo materiale viene quindi a contatto nel canale vertebrale, con le strutture nervose radicolari ma anche midollari (specie nel tratto cervicale e dorsale) a seconda del livello interessato ed è responsabile dei quadri clinici di radicolopatie e mielo-radicolopatie. La diagnosi di tali lesioni oltre che clinica, è sempre data da attenti esami radiologici (TAC, TAC spirale, RNM).

Medicina

Doctor Laser risponde: la contrattura

La contrattura non è una malattia, ma è un sintomo di varie affezioni muscolari o di altra natura. La causa principale di una contrattura è l’intossicazione muscolare, conseguente al funzionamento del muscolo in condizioni sfavorevoli per un tempo più o meno prolungato. Sintomo principale di una contrattura è il dolore in corrispondenza del muscolo interessato accompagnato da indurimento e gonfiore. Il dolore si presenta durante o dopo la prestazione sportiva e lo stato di contrazione può essere valutato direttamente con un esame palpatorio attento atto ad escludere eventuali patologie distrattive. In caso di dubbio diagnostico è bene ricorrere in tempi rapidi ad un esame ecografico. Un “crampo” alle gambe è determinato da una contrazione involontaria o spasmo di un muscolo della gamba o del piede. Spesso i crampi sono causati da uno squilibro nell’organismo fra potassio e sodio, o calcio e magnesio. Possono anche essere causati da posizioni innaturali che ostacolano la circolazione del sangue, provocando la contrazione anormale dei muscoli. I crampi durano in genere solo pochi secondi o pochi minuti: per far passare il crampo bisogna bere dei liquidi immediatamente ed iniziare ad estendere il muscolo contratto. Bisogna escludere a priori una causa iatrogena cioè l’assunzione di farmaci quali ad esempio i diuretici nei soggetti ipertesi. Comunque chi soffre di crampi può avere carenze nutritive di vario genere. La più comune può essere la carenza di calcio, necessario per una contrazione muscolare normale. A volte ci può essere una carenza di tiamina, acido pantotenico, biotina e magnesio. Qualche volta una perdita di sodio dovuta ad una forte sudorazione o una pregressa diarrea, può causare crampi muscolari. Raramente una carenza di vitamina C può causare una dolorabilità muscolare ed articolare. Le sostanze nutritive quindi possono essere d’aiuto a prevenire crampi e contratture muscolari agli arti inferiori. Bisognerebbe aumentare l’assunzione di calcio e di vitamina D, necessaria per l’assorbimento del calcio. Una dieta appropriata dovrebbe includere quantità sufficienti dei seguenti alimenti: latte, formaggio, yogurt, pesce, fegato, tuorlo d’uovo, broccoli e verdure a foglia verde scuro. Un riscaldamento di almeno 15 minuti prima dell’allenamento aiuta a prevenire crampi e contratture oltre all’esecuzione di stretching adeguato o allungamento. I benefici dell’allungamento sono: • rilassamento • riduzione di tensione e rigidità muscolare • incremento dell’elasticità dei muscoli, tendini e ligamenti • miglioramento della coordinazione motoria • prevenzione contro strappi e contratture muscolari Dopo una contrattura muscolare è necessaria una dieta ricca di proteine. Comunque un consiglio importante per il nostro lettore è: riscaldarsi prima degli incontri, fare stretching adeguato, idratarsi bene… Se dovessero persistere frequenti episodi controllare bene gli esami ematochimici in particolare gli elettroliti ed apportare le correzioni dietetiche-nutrizionali necessarie. Non è necessario l’uso di nessun farmaco.

Medicina

Dr. Laser: come trattare la pubalgia

Con questo termine per la maggior parte degli Autori viene definito l’insieme degli effetti causati da una tendinopatia inserzionale prossimale dei muscoli adduttori, anche se non è del tutto esatto limitare questo evento patologico alle tendinopatie, in quanto i vari processi infiammatori investono talvolta anche i componenti muscolari, articolari, cartilaginei ed ossei. Fortunatamente però la maggior parte dei casi indicati con il termine generico di pubalgia, sono delle semplici tendinopatie inserzionali. E’ un’affezione che si riscontra spesso particolarmente nel calciatore ma attualmente è diventata frequente anche nel tennista date le superfici e le modalità di allenamento sempre più intense. La “pubalgia” se trascurata provoca talvolta dei periodi prolungati di stop agonistico o di limitazione delle prestazioni atletiche. Le cause di tale affezione possono essere molteplici: anatomiche, funzionali, meccaniche sia prese singolarmente che in combinazione tra loro. Spesso, purtroppo assistiamo all’instaurarsi di questa patologia a seguito di allenamenti inadeguati alle possibilità fisiche dell’atleta. Se trascurato al momento della comparsa della sintomatologia soggettiva o se curato con metodi sommari o incongrui, un semplice fenomeno infiammatorio può in breve tempo andare incontro ad una cronicizzazione e soprattutto ad una trasformazione in una “pubalgia vera” con interessamento osteoarticolare. La sintomatologia è data da dolore progressivo e limitazione funzionale di vario grado ed ingravescente. Un corretto approccio diagnostico è fondamentale per distinguere le cause anatomiche da quelle meccaniche e/o funzionali. La terapia tradizionale consiste nel riposo prolungato, dalla crioterapia in concomitanza degli episodi acuti dolorosi e da una vera e propria miscellanea di fisioterapie strumentali, terapia iniettiva e vari metodi chinesioterapici che danno una chiara idea della difficoltà, nebulosità e pressapochismo con cui spesso questo problema viene affrontato. Purtroppo le terapie a nostra disposizione sono molto spesso inefficaci nel caso di un reale interessamento osteoarticolare. Le forme invece caratterizzate da una preminente compromissione tendinea rispondono molto meglio alla terapia, in particolare alla laserterapia di potenza. La terapia di potenza conserva l’indubbio vantaggio di poter raggiungere con efficacia terapeutica tessuti siti in profondità senza danneggiare alcuna struttura. Restano comunque elevate rispetto ad altre patologie le percentuali di insuccesso dovute proprio alla sede e alla particolare aggressività del fenomeno infiammatorio con il suo interessamento osteoarticolare. Pertanto in alcuni casi si deve ricorrere addirittura alla terapia chirurgica. Resta comunque importante dopo ogni terapia di eseguire una corretta valutazione posturale atta ad evitare recidive.