Allenamenti, sacrifici e tante rinunce per arrivare al giorno della gara senza poter conoscere l’esito finale del match….l’unica certezza è la propria coscienza, l’aver preparato il torneo, la gara, avendo dato tutto se stesso e tirato fuori la forza interiore necessaria ad affrontare l’emozione della gara e superare la potenziale sudditanza rispetto al proprio avversario!
Nel tennis si vince e si perde, come nella vita quotidiana!
Accettare la sconfitta non vuol dire essere un perdente… ma diventare sempre più forti e sicuri di sé…
Questo sport in particolare, ma tutto lo sport in una visione globale, ci aiuta a crescere in maniera forte e decisa, ci fa capire che per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi bisogna saper accettare i pregi dell’avversario e riconoscere i propri errori cercando di renderli modellabili e trasformarli subito in aspetti positivi… “si può ancora perdere ma se si ha l’umiltà di voler cambiare prima o poi si eviterà il risultato non desiderato – la sconfitta –
Michael Jordan, campione indiscusso della NBA americana, riassumeva in questa frase tutta la sua grinta e capacità di elevate prestazioni:
«Posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci»
Il tennis, per noi: “questo meraviglioso sport” capace di insegnarci a scegliere senza aver paura di sbagliare, perché sai che comunque avrai un altra chance… “per riprovarci”…
Mi piace ricordare un amico pugile il quale mi diceva dopo aver giocato a tennis…
«qui da voi se sbagli, puoi ripartire, ricominciare a combattere per conquistare il punto della vittoria, nel pugilato, se sbagli finisci Ko!!»
Saper perdere, sapersi rialzare dopo un punto ceduto all’avversario, significa avere una mentalità vincente:
Si vince o si perde….. senza via di mezzo!
YOU WIN OR LOSE! “NO WAY HALF”
gianluca zaccara - Zaccara Tennis Team
- Postato da Gianluca Zaccara
- 13/1/2010
- 15:01
Il primo anno tra gli Under 14 è sicuramente uno dei più delicati nel cammino di un allievo verso il tennis che agonistico.
E’ l’anno in cui deve decidere se voler fare il “professionista” o continuare come praticante di attività sportiva.
In pratica, una decisione fondamentale e difficile da analizzare nel breve che comporta tantissime rinunce e sacrifici. A questo passaggio, oltre a dover dar subito credito i risultati, sovviene un’ulteriore altro interrogativo: “cosa devo o vorrò fare nella mia vita?”
Spesso questa età coincide con la “scelta”, in pratica l’anno zero momento in cui si decide se si vuole provare a fare il “tennista”, ed in giro non è difficile osservare giovani atleti che si comportano da piccoli professionisti: mangiano quando devono e quello che devono, si allenano a determinate ore e si sottopongono a una dura disciplina.
Bisogna scegliere e la scelta comporta una serie di rinunce rispetto agli standard di attività giornaliere dei propri coetanei: rinunciare a tante piccole cose… feste, cinema, uscite con gli amici…
Chi opta per la decisione verso il tennis professionistico, si cala in uno complesso di abitudini ed esigenze diametralmente opposte: quando si parte per tornei, la propria valigia, piccola, conterrà solo abbigliamento tecnico, dedicato al tennis e non alle serate di società.
A 14 anni ci si trova di fronte al’obbligo di dover crescere contemporaneamente come persona e come tennista: è molto raro che un campione in qualsiasi momento della sua vita, non sia prima una buona persona e poi un abile e magari affermato tennista.
Nei ragazzi l’atteggiamento da quasi professionista si mescola con l’entusiasmo tipico del bambino, con la sua voglia di vincere e il rifiuto di perdere che costituisce una miscela esplosiva e molto divertente per lo spettatore.
- Postato da Gianluca Zaccara
- 1/7/2009
- 08:07
In Italia, da sempre, ci sono parecchi giovani promettenti. Purtroppo in molti casi, come tante sono le testimonianze, durante la crescita tennistica si perdono o non raggiungono il loro potenziale.
Probabilmente, oggi, è difficile far crescere nel modo più giusto un atleta.
Il periodo di osservazione, essenziale ad ogni tecnico/formatore, va dagli 8 ai 14 anni ed è in questo periodo che si cerca di comprendere ed acquisire elementi di valutazione circa le loro qualità motorie, le loro motivazioni e l’ambiente in cui crescono.
In età giovanile si può capire subito la predisposizione del atleta, osservandone i movimenti in campo e rispetto allo strumento tecnico: una chiara capacità di coordinazione, intuizione circa le traiettorie della palla, nel riceverla e in modo particolare, sapere dove finirà quando la colpirà.
Il problema è affinare e mantenere queste qualità in tutti gli anni della crescita.
Oggi, ancora di più rispetto al passato è fondamentale preservare questi giovani tennisti e farli crescere sani dal punto di vista tecnico e tattico, quindi risulta di estrema importanza che in questa fase si lavori sulle qualità fisiche.
Essendo il tennis ormai uno sport dove il lavoro fisico predomina sulle varie qualità che un tennista deve possedere, bisognerebbe lavorare sulla qualità e non solo sulla quantità stando molto attenti al lavoro tecnico su ogni singolo colpo.
Altro aspetto fondamentale è l’analisi delle loro motivazioni. Capire se un ragazzo gioca bene a tennis è facile, ma comprendere il motivo per cui gioca a tennis e dove vuole arrivare, spesso si presenta come il maggiore ostacolo nella determinazione delle motivazioni che spingono il giovane ad allenarsi e competere.
L’ambiente in cui crescono: la famiglia, i maestri e gli stimoli derivanti dall’ambiente in cui orbitano gli allievi, sono gli elementi principali che determinano una crescita sportiva sana e corretta.
In questa fase bisognerebbe semplificare la vita dei giovani atleti, mentre avviene sempre più spesso che l’ambiente esterno la complichi molto. Capita molto di frequente che un atleta con una grande attitudine ha molte attenzioni e spesso è chiamato a dover dimostrare il suo valore sopprimendo così la sua spontaneità.
Gli si impongono regole, da parte degli adulti che non sono “modellate” opportunamente ai loro stimoli ed alla loro visione futura.
Troppo spesso l’attenzione è improntata ai risultati che essi devono e dovranno produrre e non alla concezione che in età giovanile, tali prestazioni dovrebbero solo essere un mezzo per crescere e migliorare e non un fine strumentale.
Chi sta vicino ai giovani dovrebbe piuttosto concentrarsi nel dare e trasmettere loro tutte le migliori informazioni di crescita.
- Postato da Gianluca Zaccara
- 30/6/2009
- 09:06
La mentalità vincente è, a mio avviso, l’ingrediente più importante della ricetta di successo elaborata dall’atleta capace di vincere più degli altri.
Ciò detto vale per la pratica sportiva e metaforicamente estensibile ad ogni situazione di vita.
Nel tennis l’atleta è unico attore in scena. Pertanto ha necessità di attingere ogni forza propulsiva necessariamente all’interno del proprio io facendo leva sul suo personale bagaglio di autostima.
Dovrà abbandonare ogni credenza limitante (non sarò mai un campione, le gare importanti le ho sempre perse, ecc.) e sostituirle con credenze potenzianti (allenamento e impegno mi favoriranno) per acquisire la determinazione di potercela fare (Livio Sgarbi). Anche la condizione psicofisica elevata al disopra di ogni aspettativa come senso di benessere,stato psicologico ottimale,è strettamente correlato ad abilità e componenti psicologiche: fiducia pre-gara, pensiero positivo. Leggi tutto »
- Postato da Gianluca Zaccara
- 19/6/2009
- 13:06
All’interno di un gruppo nascono delle dinamiche per emergere rispetto ai membri che compongono il gruppo che, se non corrette in tempo, risultano dannose e distruttive per la crescita individuale del singolo e del gruppo stesso.
I tradizionali detti insegnano che è l’unione a fare la forza! Ciò tradotto ai ragazzi, dovrebbe servire ad insegnare loro che, allenandosi insieme, rispettandosi e aiutandosi nel riconoscere i pregi e i difetti propri e del compagno, senza sfociare nelle invidie e generare negatività nei confronti del e dei compagni, risulta essere un potente strumento di crescita e perfezionamento.
Proprio in questa difficile costruzione, quella del gruppo, sta il compito del maestro: far comprendere ai singoli che è fondamentale confrontarsi in maniera costruttiva e non distruttiva e che solo in questa direzione è possibile generare l’elemento gruppo, di cui ognuno ha le potenzialità di divenirne leader e trascinatore…
“Crogiolarsi nelle invidie verso i progressi dei propri compagni non aiuta a riconoscere i pregi di cui essi dispongono, spesso i miglioramenti avvertiti, se compresi e metabolizzati in modo positivo, aiutano ad accrescere il livello di tutti”
- Postato da Gianluca Zaccara
- 10/6/2009
- 11:06