La complessità dei fattori che regolano le prestazioni sportive rendono sempre più difficile il compito di quanti ruotano intorno al giocatore. Da qui l'importanza della presenza non solo del maestro, non solo del preparatore atletico ma anche la necessità di uno psicologo che abbia un programma di ricerca e di formazione permanente mirato all'applicazione di metodi e di proposte di contenuti da adeguarsi alle specifiche esigenze dei giocatori.
E' un dato di fatto che il ramo della psicologia è talmente vasto ma altrettanto importante per un atleta che aspira ai suoi sogni e speranze.
Purtroppo alcuni equivoci nascono dalla scarsa conoscenza dei fatti e dalle etichette che, incautamente, sono state attribuite agli operatori del settore. Definirli "guru" o "persuasori occulti" non ha reso un gran servizio alla categoria. Lo psicologo attrae e crea nello stesso tempo ansia; ci si aspetta sempre qualcosa da lui, e magari che il suo intervento sia risolutivo.
E poi non dimentichiamo gli stereotopi, duri a morire e figli degli albori della psicologia..."lo sport è un ambiente duro e che chi ha bisogno di curare la propria componente emotiva non è, ne sarà mai, un atleta vincente..."
Dobbiamo dimenticarci di queste parole ma bensì guardare avanti e affidarci alla professionalità di psicologi che possono dare un enorme e positivo contributo all'atleta.
Nasce così il "mental training", un metodo di risposta alla componente emotiva, che comprende una serie di studi sul pensiero positivo e "goal setting", esercizi di concentrazione, rilassamento e visualizzazione, training propriocettivo e self-talk.
In questo modo con l'uso di queste tecniche si riuscirà a mettere a punto il fine, l'obiettivo dell'atleta che dovrà seguire una preparazione e un lavoro su se stesso parlandosi in modo positivo allontanando così tutto ciò che è negativo.
- Postato da Gianluca Zaccara
- 2/3/2009
- 16:55
Partendo dal presupposto che la figura del maestro di tennis è fondamentale per la crescita di un giovane tennista, al possesso di requisiti sia tecnici che formativi sono alla base per il corretto svolgere di questo lavoro, diviene di fondamentale importanza la distinzione dei ruoli nell’ambito del processo di crescita tecnica.
Una volta assunto il titolo di "maestro" identificato con tanto di targa e iscrizione all'albo, la Federazione stessa, dovrebbe accertarsi che i loro "insegnanti" eseguano nei migliori dei modi i loro compiti sul "campo". Non sarebbe certamente errato, ne un offesa alla categoria, se la Federazione attraverso i propri organi, procedesse ad identificare quanti dei suoi maestri, conducano in modo professionale la gestione di una scuola sat e, quanti invece, impegnano il loro tempo a gestire contabilità e relazioni comodamente seduti ad una scrivania, lasciando i bambini/allievi alla "mercé" dei loro collaboratori.
A questo puntoè importante capire se la figura del maestro è più fuori che dentro al campo.
Il maestro, si identifica con colui che insegna, trasmette i suoi valori e metodi, dirige e controlla tutto ciò che riguarda il campo di tennis...
Purtroppo, però, spesso i ruoli all'interno dei circoli vengono alterati e ci si trova di fronte a situazioni del tutto particolari.
Trovandosi oggi con una figura di maestro spesso non valorizzata se non addirittura “valorizzata” e non certo per propria colpa: ed è su questo punto che magari un appropriato monitoraggio federale potrebbe migliorare queste posizioni e condizioni, consentendo a molti veri professionisti di applicare in modo costruttivo le proprie competenze e per portare avanti il fine principale: l'insegnamento e la crescita tennistica e umana dei piccoli tennisti.
- Postato da Gianluca Zaccara
- 26/2/2009
- 16:40
Che la forza risieda nel “Gruppo” sembra non esserci nulla a dimostrare il contrario.
La difficoltà, per un maestro e non di rado per gli stessi componenti il gruppo, sta nel creare il “Gruppo”, quell’entità superiore che rende unica e inarrestabile una formazione e restituisce ai singoli forza e motivazione vincente.
Il maestro, il coach e quanti vivono lo “spogliatoio” come elementi di raccordo, hanno il compito di fornire gli strumenti giusti e di operare sugli elementi che ledono o impediscono la coesione tra i componenti.
Un compito spesso difficile, non sempre alla portata di tutti in modo particolare se non si possiedono le caratteristiche e le capacità comunicative appropriate.
Lavorare prima su se stessi, imparando e affinando le proprie capacità comunicative, ricercare i canali comunicazionale corretti, spesso variabili a seconda dell’interlocutore, potrebbe essere una corretta interpretazione del come si debba iniziare nel formare un “Gruppo” con i propri allievi e giocatori.
- Postato da Gianluca Zaccara
- 19/2/2009
- 16:36
Il regolamento prevede per il corretto svolgimento di un torneo, l’obbligatorietà della presenza del giudice arbitro.
Una figura fondamentale per lo svolgimento della manifestazione a cui viene affidato la direzione tecnica del torneo e designata dal competente organo degli Ufficiali di Gara.
Il suo importante compito è chiaramente quello di disciplinare le manifestazioni agonistiche.
Spesso purtroppo, non sempre si è davanti ad un giudice ferreo e che applichi in modo fermo e coerente il regolamento, al fine di tenere alta la disciplina in campo e tra gli stessi giocatori... non è difficile assistere durante le partite a comportamenti e atteggiamenti tra ragazzi molto spiacevoli: scorrettezze, maleducazione spesso manifestata con lanci di racchette e terminologia verbale non certo accademica.
“Che soddisfazione, invece è stata quella di potermi confrontare con un giudice di gara che, alle 22 di sera in un torneo Under 14, ha giustamente ammonito un mio allievo con un worning dopo aver lanciato una pallina al di fuori della rete...”
- Postato da Gianluca Zaccara
- 16/2/2009
- 16:14
Con le nuove attrezzature, racchette e palline, e con tutti i nuovi accessori all'avanguardia che riguardano questo sport, l'età dei bambini, che si avvicinano al tennis, si è notevolmente abbassata.
Anche un bimbo di 4/5 anni ha la possibilità di "giocare" a tennis. Iniziando in tenera età, c'è la possibilità di trovarsi di fronte il piccolo "campioncino" e a soli 10 anni... se nella propria scuola si ha un giovane "talento" si corre il rischio di esagerare, con l’obiettivo di portarlo ad un livello alto, esclusivamente intensificando ore di gioco.
Ma è giusto puntare sulla quantità o sulla qualità per questi piccoli tennisti?
In Italia a livello di under, siamo una delle nazioni con i maggiori risultati a livello internazionale... questo perchè i giovani vengono seguiti e curati nei minimi particolari, aumentando e incrementando ore di lavoro sia tecnico che fisico, portandoli, così, a un'alta condizione di pressioni e stress che, mentalmente, non sono pronti, perchè ancora immaturi ad affrontare poi la vera "realtà" del tennista.
Spesso capita di assistere ad imprese di atleti che figurano molto in basso nelle classifiche internazionali e che riescono a battere giocatori che figurano nei primi dieci al mondo.
Un esempio che la dice lunga sul come sia importante affrontare in modo libero e tranquilli un incontro, al di la della sua importanza.
Una condizione che pone l’accento sull’importanza della non necessità di stare a pressare il giovane, costringendolo a lunghi sforzi su una serie di allenamenti, esercizi, renderlo bersaglio di "palline e parole", ma sarebbe bene seguirlo, con moderata quantità, aspirando ad avere come obiettivo, non esclusivamente i risultati tennistici, ma porsi come traguardo la netta possibilità di migliorare il gioco e di conseguenza far crescere la sua maturità gradualmente senza troppa fretta.
Arrivando a rendergli un’appropriata crescita della personalità e del “carattere sportivo” tale da ottenere “un tennista completo" sia sotto l'aspetto tecnico-fisico ma soprattutto sotto l'aspetto mentale.
I nostri ragazzi, purtroppo, arrivano a un buon livello come under e poi...
- Postato da Gianluca Zaccara
- 10/2/2009
- 16:07