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Medicina

Dr. Laser: come trattare la pubalgia

Con questo termine per la maggior parte degli Autori viene definito l’insieme degli effetti causati da una tendinopatia inserzionale prossimale dei muscoli adduttori, anche se non è del tutto esatto limitare questo evento patologico alle tendinopatie, in quanto i vari processi infiammatori investono talvolta anche i componenti muscolari, articolari, cartilaginei ed ossei. Fortunatamente però la maggior parte dei casi indicati con il termine generico di pubalgia, sono delle semplici tendinopatie inserzionali. E’ un’affezione che si riscontra spesso particolarmente nel calciatore ma attualmente è diventata frequente anche nel tennista date le superfici e le modalità di allenamento sempre più intense. La “pubalgia” se trascurata provoca talvolta dei periodi prolungati di stop agonistico o di limitazione delle prestazioni atletiche. Le cause di tale affezione possono essere molteplici: anatomiche, funzionali, meccaniche sia prese singolarmente che in combinazione tra loro. Spesso, purtroppo assistiamo all’instaurarsi di questa patologia a seguito di allenamenti inadeguati alle possibilità fisiche dell’atleta. Se trascurato al momento della comparsa della sintomatologia soggettiva o se curato con metodi sommari o incongrui, un semplice fenomeno infiammatorio può in breve tempo andare incontro ad una cronicizzazione e soprattutto ad una trasformazione in una “pubalgia vera” con interessamento osteoarticolare. La sintomatologia è data da dolore progressivo e limitazione funzionale di vario grado ed ingravescente. Un corretto approccio diagnostico è fondamentale per distinguere le cause anatomiche da quelle meccaniche e/o funzionali. La terapia tradizionale consiste nel riposo prolungato, dalla crioterapia in concomitanza degli episodi acuti dolorosi e da una vera e propria miscellanea di fisioterapie strumentali, terapia iniettiva e vari metodi chinesioterapici che danno una chiara idea della difficoltà, nebulosità e pressapochismo con cui spesso questo problema viene affrontato. Purtroppo le terapie a nostra disposizione sono molto spesso inefficaci nel caso di un reale interessamento osteoarticolare. Le forme invece caratterizzate da una preminente compromissione tendinea rispondono molto meglio alla terapia, in particolare alla laserterapia di potenza. La terapia di potenza conserva l’indubbio vantaggio di poter raggiungere con efficacia terapeutica tessuti siti in profondità senza danneggiare alcuna struttura. Restano comunque elevate rispetto ad altre patologie le percentuali di insuccesso dovute proprio alla sede e alla particolare aggressività del fenomeno infiammatorio con il suo interessamento osteoarticolare. Pertanto in alcuni casi si deve ricorrere addirittura alla terapia chirurgica. Resta comunque importante dopo ogni terapia di eseguire una corretta valutazione posturale atta ad evitare recidive.

Medicina

Dr. Laser: Traumi distorsivi tibio tarsici

La distorsione di caviglia rappresenta una delle lesioni più comuni nella pratica sportiva, in particolare in quei tipi di sport dove sono frequenti scatti e sbalzi, quali ad esempio il nostro sport. Questo tipo di infortunio non crea solitamente problemi a distanza ai pazienti non sportivi, ma nell’atleta spesso provoca dei periodi di stop prolungati e in caso di deficitario trattamento può portare ad esiti invalidanti, in particolare ad una cronica instabilità della tibio-tarsica per la quale è in ultima analisi indicato il trattamento chirurgico tradizionale. I due meccanismi traumatici che determinano un trauma distorsivo tale a volte da provocare lesioni ligamentose più o meno gravi sono: • Sollecitazioni in varismo e supinazione del piede: interessa il comparto esterno e si indica con il termine di distorsione laterale • Sollecitazione in valgismo e pronazione del piede: interessa il comparto interno e si indica con il termine di distorsione mediale Oltre l’80% dei traumi distorsivi interessa il compartimento esterno. Il complesso ligamentoso laterale della caviglia è costituito da tre elementi principali: il ligamento peroneo-astragalico anteriore (PAA), il ligamento peroneo-calcaneare (PC) ed il ligamento peroneo-astragalico posteriore (PAP). Nella grande maggioranza dei casi si verifica una lesione isolata del PAA. Le distorsioni tibio-tarsiche si classificano in tre gradi: • Grado I (lieve): stiramento di uno o più ligamenti con modico gonfiore e lieve limitazione funzionale. • Grado II (moderato): parziale lesione di uno o più ligamenti associata ad edema e dolore, limitazione del movimento e modica instabilità. • Grado III (severo): lesione ligamentosa completa accompagnata da edema marcato, stravaso emorragico, impotenza funzionale assoluta e una instabilità articolare. Il trattamento tradizionale dei traumi distorsivi di I e II grado è di tipo incruente con riposo, applicazione di ghiaccio, arto in scarico e immobilizzazione mediante stivaletto gessato o tutore dinamico. Classicamente si aspettano 48 ore prima di intervenire con le terapie tradizionali onde evitare di aggravare lo stravaso ematico. La terapia innovativa con laser di potenza permette invece di intervenire immediatamente subito dopo il trauma ed anzi prima inizia e più riduce i tempi di recupero. Agisce sia riducendo l’edema ed i fattori di infiammazione, sia riducendo in tempi rapidi lo stravaso ematico, ma soprattutto può agire direttamente sulla lesione ligamentosa parziale modificandone positivamente l’elasticità e la resistenza residua, limitando quindi la secondaria instabilità. I tempi di recupero sono estremamente ridotti rispetto a quelli che si hanno (3-4 settimane o più) con le metodiche tradizionali. La maggior parte degli Autori ritiene che il trattamento di prima scelta delle lesioni di III grado debba essere preferibilmente conservativo. In quest’ottica il laser di potenza si pone come un valido presidio al trattamento chirurgico tradizionale che deve essere limitato ad un 10-20% dei casi in cui residua una instabilità laterale cronica. Resto in attesa delle vostre domande

Medicina

Dr. Laser: Patologie da carico o stress funzionale

La ripetizione continua di alcuni gesti sportivi può comportare l’insorgenza di una specifica patologia che viene definita da “sovraccarico funzionale” o da “ micro-traumatismo”, per sottolineare la eziopatogenesi dovuta ad una serie pressoché infinita di microtraumi. Le sedi più frequentemente colpite sono quelle tendinee in particolar modo nelle sedi inserzionali (ed in tal caso si parla di “patalogia inserzionale”), delle cartilagini e dell’osso. Altra caratteristica di queste lesioni è che esse possono avere sedi e manifestazioni tipiche per ogni tipo di sport praticato (ad esempio il “gomito del tennista”, la “spalla del lanciatore”, il “gomito del golfista” etc). Nel caso in cui venga interessata una struttura tendinea si hanno quadri di vario grado, dalle peritendiniti fino alle tendinosi, alle tendinopatie inserzionali ed in gradi estremi alle rotture sottocutanee. Nel caso di interessamento del tessuto cartilagineo articolare si hanno delle vere e proprie erosioni. Nel caso di interessamento osseo si passa da una fase iniziale di “edema interosseo e/o intratrabecolare” fino alla “microfrattura da stress”. Nella eziopatogenesi di tali patologie da sovraccarico funzionale vanno considerate le cause responsabili di esse, strettamente correlate al gesto tecnico atletico e che sono l’intensità e la frequenza del microtrauma. Infatti perché si venga ad instaurare una patologia da sovraccarico funzionale il carico atletico deve essere particolarmente intenso ed il gesto atletico deve essere ripetuto numerose volte. Si possono poi considerare alcune concause, raggruppabili in due categorie: 1. Intrinseche: difetti di assialità di un arto o un segmento scheletrico; dismetrie degli arti inferiori; squilibri muscolari fra i gruppi antagonisti; esecuzione di un gesto atletico non corretto sia dovuto all’inesperienza nelle prime fasi di allenamento che all’eccessiva estremizzazione del gesto atletico alla ricerca dei massimi risultati; l’età matura dell’atleta; la presenza di traumi pregressi. 2. Estrinseche: allenamento non corretto, materiali ed attrezzi non idonei. Il primo sintomo di una patologia da sovraccarico è il dolore che talvolta compare a distanza di tempo da l’insorgenza del microtrauma stesso. Il dolore talvolta è presente anche a riposo. Nei casi delle patologie tendinee l’accertamento diagnostico di elezione è l’ecografia. Nei casi delle lesioni cartilaginee l’accertamento diagnostico è la TAC e/o la RNM. Nei casi di lesioni ossee la RNM seguita da una scintigrafia trifasica con lettura tardiva. La terapia è rivolta soprattutto alla messa a riposo del segmento interessato per un periodo prolungato, alla correzione posturale e/o del gesto atletico, ma si inserisce con ottimi risultati la laserterapia di potenza quale Parracelso. Nei casi di microfratture ossee alla laserterapia di potenza va associata magnetoterapia con toroide a contatto. Nel nostro sport le patologie da sovraccarico più frequenti sono: • Tendinopatia di spalla • Epicondilite • Epitrocleite • Edema interosseo e/o intratrabecolare in particolare dello stiloide ulnare e radiale • Micro fratture da stress Queste patologie sono diventate sempre più frequenti e purtroppo coinvolgono sempre più le età giovanili. Le attrezzature sempre più sofisticate e la ricerca sempre più esasperata di un gesto atletico vincente sono fra le cause dell’incremento così marcato di tali patologie. Resto in attesa delle vostre domande ....

Medicina

Dr. Laser: lesioni muscolari ad Orleans

Il Dr. Parra (alias Doctor Laser) ha voluto introdurre le lesioni muscolari come primo argomento, poiché rappresentano uno dei principali infortuni nel tennis.
La nostra Sara Errani durante gli Australian Open ha avuto un piccolo problema muscolare, (immediatamente trattato con una terapia laser ad alta potenza) che è stato risolto ed oggi è a disposizione del Capitano Barazzutti. Karin Knapp, invece, si è aggregata alla squadra ma per essere curata. Il problema muscolare in questione è: una distrazione del bicipite femorale sinistro, attualmente in via di risoluzione, ed il dott. Parra prevede, a breve, il suo rientro in campo. In questa istantanea ecco Parra con il suo nuovo laser (Parracelso), durante gli Australian Open, mentre “si prende cura” del piede dell'azzurra Flavia Pennetta (Foto Angelo Tonelli). Non mi resta che attendere le vostre domande, che spero siano numerose ...... (A cura di Piero Pardini addetto stampa del Professore)

Medicina

Doctor Laser a domanda risponde . . . lesioni muscolari

Prof. Parra, come si distinguono le lesioni muscolari? (A.F. -  Ancona) Tutti i muscoli dell’apparato scheletrico possono in generale essere lesionati durante l’attività sportiva, in modo e frequenza variabile in rapporto all’attività sportiva specifica. In generale le lesioni muscolari si classificano in acute (dirette e indirette, provocate cioè da un trauma esogeno o endogeno), e lesioni croniche post-traumatiche dovute più che altro ad errori terapeutici o ad una cattiva riabilitazione. Fra le lesioni dirette si considerano: • CONTUSIONE: trattasi di una lesione traumatica acuta dei tessuti molli causata da un urto violento con un corpo a superficie piana (esempio cadute al suolo, traumi da ostacoli, scontro diretto tra atleti) senza che ci sia discontinuità della cute. A seconda della gravità si associano alla contusione stupore muscolare (cioè momentanea limitazione funzionale senza lesione anatomica), ecchimosi muscolare (infiltrazione emorragica dovuta a rottura di piccoli vasi), ematoma muscolare (rottura di vasi di calibro superiore con infiltrazione all’interno del muscolo) e schiacciamento muscolare con lesione completa del tessuto e conseguente shock traumatico. Le lesioni acute indirette sono determinate da forze distrattive che abbiano una intensità superiore alla flessibilità ed elasticità del muscolo. In base alla gravità della lesione possiamo distinguerle in: • CONTRATTURA: irrigidimento permanente del muscolo che per evitare un eccessivo allungamento presenta una “contrazione di difesa”; non vi è una lesione muscolare vera e propria. • STIRAMENTO: trattasi di una elongazione delle fibre muscolari in assenza di una vera lesione anatomica; clinicamente si manifesta con un dolore progressivo durante l’attività fisica. • STRAPPO O DISTRAZIONE MUSCOLARE: trattasi di una lesione caratterizzato da una discontinuità delle fibre muscolari senza interruzioni del tessuto connettivale, che si può accompagnare a lesione di strutture vasali con conseguente ecchimosi o ematoma. Clinicamente si caratterizza con un dolore improvviso con una sintomatologia sia oggettiva che soggettiva ed una impotenza funzionale tanto più precoce quanto più è grave la lesione stessa. Si distinguono a seconda della gravità: 1. DISTRAZIONI I: strappo molto piccolo all’interno di uno o più fasci muscolari. 2. DISTRAZIONI II: strappo che interessa più fasci muscolari ben evidente ecograficamente. 3. DISTRAZIONI III: lesione che supera in sezione i ¾ del muscolo interessato. • ROTTURA MUSCOLARE: trattasi di una interruzione totale o parziale di un muscolo che può verificarsi per azione di un corpo contundente che colpisce il muscolo mentre è contratto attivamente o per una brusca contrazione. La sintomatologia è caratterizzata da un dolore violento ed improvviso accompagnato da impotenza funzionale e tumefazione locale per risalita di uno dei due capi verso l’inserzione muscolare. In questi casi e solo in essi l’indicazione è chirurgica per il 95%. Fra le lesioni croniche post-traumatiche dovute per lo più a cause iatrogene (errato primo soccorso ed approccio terapeutico della lesione, a massoterapia non indicata o forzata in taluni casi, ad errati tempi di recupero etc.) si distinguono: • FALDA LIQUIDA: trattasi di una presenza di liquido infiammatorio tra endomisio di un muscolo e quello adiacente. • FIBROSI POST-TRAUMATICA: trattasi di una cicatrice che si forma all’interno del muscolo, poco elastica e poco scorrevole. Può essere dovuta o ad un riposo troppo prolungato con eccessiva immobilizzazione oppure ad una precoce ripresa dell’attività non preceduta da corretta terapia. • CISTI SIERO-EMATICA: trattasi di una falda liquida all’interno del muscolo con un ematoma incapsulato da tessuto fibroso. • CALCIFICAZIONI MUSCOLARI: trattasi di deposizioni di sali di calcio all’interno del muscolo ben evidenziabili ecograficamente come macchie biancastre. • MIOSITE OSSIFICANTE: più grave delle semplici calcificazioni, caratterizzata dalla formazione di tessuto osseo all’interno di quello muscolare, in conseguenza di traumi contusivi unici o ripetuti. Le lesioni muscolari in genere sono quelle dove la nuova metodologia laser ad alta potenza (Parracelso) trova successi eclatanti con una riduzione dei tempi di recupero eccellente ed una restitutio ad integrum quasi perfetta. Solo nelle lesioni più gravi la cicatrice residuale sarà evidente ma con una elasticità notevole e una resistenza tale da ridurre al minimo problemi di recidiva. L’indicazione al trattamento è fino alle lesioni distrattive di III grado ovviamente con tempi di recupero progressivamente più allungati per le lesioni più gravi, ma comunque sempre al di sotto dei quarantacinque giorni considerati tradizionalmente di riposo e cure prima di riprendere gradualmente l’attività (questo nei casi delle lesioni distrattive di III grado). L’accertamento principe per tali lesioni è l’ecografia che viene eseguita prima e dopo per monitorizzare correttamente l’iter terapeutico e i tempi della ripresa dell’attività. Spesso ci siamo scontrati con lo stupore degli stessi ecografisti in casi in cui la ripresa poteva apparentemente sembrare troppo celere. Ovviamente nelle lesioni di minore entità il recupero è ancora più rapido e appare spesso sorprendente. Ma dopo aver trattato sul campo oltre 100 lesioni muscolari di tennisti professionisti, la nostra esperienza ci fa affermare che la terapia con effepitre ha portato nei casi di lesioni muscolari una novità assoluta di prima indicazione. Solo nei casi di rottura muscolare è indicata la chirurgia tradizionale, ma in ogni caso il laser ad alta potenza può rivelarsi utile nel post-operatorio sempre allo scopo di ottimizzare il processo di cicatrizzazione. (A cura di Piero Pardini addetto stampa del Professore)