
In chiave Fed Cup è quanto di meglio capitan Barazzutti potesse chiedere. Lei, la "Schiavo", è una di quelle che non molla mai ed eccola, a distanza di una settimana, di nuovo in finale. Perchè da Osaka e Mosca il leit motiv non cambia. Fantastica Francesca (nella foto), brava a centrare la finale della "Kremlin Cup", torneo Wta di categoria "Premier", dotato di un milione di dollari di montepremi, in corso a Mosca (veloce indoor), in Russia. In semifinale la 29enne milanese, ottava favorita del seeding, ha sconfitto per 64 60, in un'ora ed undici minuti di gioco, l’ucraina Alona Bondarenko (numero 36 Wta, Francesca è 24). L’azzurra, che in bacheca vanta un trofeo Wta (Bad Gastein 2007), è alla sua dodicesima finale in carriera, la terza quest'anno dopo Praga ed Osaka. Francesca sta attraversando un ottimo periodo di forma: quella di Mosca è, come detto, la seconda finale nel giro di otto giorni dopo quella di Osaka, in Giappone (battuta dall'australiana Samantha Stosur).
"Nonostante la stanchezza di fine anno si faccia sentire ed i primi due turni siano stati difficili fisicamente, ieri ed oggi mi sono sentita meglio e pronta a tutto" - ha detto l'azzurra a fine match -.
"Sono molto felice e soddisfatta di essere arrivata in finale in un torneo così grande. Ora desidero concentrarmi sulla mia finale in modo positivo, sperando di esorcizzare le mie precedenti esperienze". Ultimo ostacolo per Francesca domani la bielorussa Olga Govortsova (n. 67 Wta), che superando la russa Alysa Kleybanova ha raggiunto la sua seconda finale della carriera dopo Memphis 2008. Uno pari il bilancio dei precedenti: la bielorussa si è imposta in due set al primo turno di Brisbane (cemento) ad inizio anno, mentre l'azzurra ha vinto sempre in due set nei quarti di 's-Hrtogenbosh (erba) nel giugno scorso. Grazie ai punti conquistati con la finale a Mosca la Schiavone ha scalato già quattro posizioni nel ranking Wta salendo al numero 20: in caso di successo, da lunedì diventerebbe numero 17. Da segnalare che quella di domani sarà la decima finale alla quale partecipa una giocatrice italiana in questo 2009: sinora tre i titoli conquistati (Vinci a Barcellona; Pennetta a Palermo e Los Angeles).
RISULTATI
SINGOLARE
Primo turno
Aleksandra Wozniak (CAN) b. Sara Errani (ITA) 61 ritiro
(8) Francesca Schiavone (ITA) b. (q) Nuria Llagostera Vives (SPA) (67 (2) 64 63
Agnes Szavay (UNG) b. (4) Flavia Pennetta (ITA) 46 3-0 ritiro
Secondo turno
(8) Francesca Schiavone (ITA) b. Monica Niculescu (ROM) 62 75
Quarti
(8) Francesca Schiavone (ITA) b. Maria Kirilenko (RUS) 63 62
Semifinali
(8) Francesca Schiavone (ITA) b. Alona Bondarenko (UCR) 64 60
Finale
(8) Francesca Schiavone (ITA) c. Olga Govortsova (BLR)
- Postato da Gianluca Atlante
- 24/10/2009
- 16:29

(dal numero di Matchpoint, 16-17, del mese di ottobre)
di Gianluca Atlante
Fed Cup e Francesca Schiavone viaggiano di pari passo, a braccetto. Non c’è l’una, senza l’altra. Perché con la milanese in campo, e non sono soltanto i numeri a dirlo, le emozioni non mancano e la Fed Cup italiana, di colpo, trova modo e tempo per infiammare le folle. Come è accaduto nell’ultima sfida di Castellaneta Marina, nella semifinale del 25 e 26 aprile scorso, quando la “Schiavo” ha soffocato sul nascere le velleità di vittoria dello squadrone russo. Prima facendo sfogare e cucinando a dovere Svetlana Kuznetsova, poi ripetendosi nella “domenica della verità” contro la giovane Anastasia Pavlyuchenkova. Si è trattato dell’ennesimo exploit della nostra giocatrice in questa competizione, dove ha un bilancio di 19 vittorie (di cui tredici sulle terra rossa) e 13 sconfitte (soltanto quattro su quel “rosso” che si ritroverà sotto i piedi anche a Reggio Calabria) in singolare e tre vittorie in altrettanti match in doppio dove non ha mai perso in coppia con Roberta Vinci. Morale della favola, che ci auguriamo a lieto fine, anche a Reggio Calabria, contro gli Stati Uniti, l’Italia di Corrado Barazzutti farà molto affidamento su chi, questi tipi di appuntamento, è difficile, molto difficile che li sbagli.
Francesca Schiavone, vogliamo parlare di questa finale?
“Volentieri, ma perché avete scelto me?”
Perché, numeri alla mano, lei è la Fed Cup italiana degli ultimi anni
“Se la mettete su questo piano, accomodatevi e parliamone”
Tra Francesca Schiavone e questa competizione c’è un qualcosa che va al di là della singola vittoria. In Fed Cup, sembra davvero imbattibile.
“Fa piacere tutto questo, ma le vittorie sono frutto di un lavoro di squadra e noi lo siamo al di là delle singole prestazioni. Io, Flavia (Pennetta), Roberta (Vinci) e Sara (Errani) formiamo un gruppo davvero eccezionale, che in questi incontri di Fed Cup riesce sempre a dare il massimo”.
Vittoria nel 2006, finale nel 2007 e, dopo una pausa di riflessione nel 2008, ancora finale quest’anno. Cosa si può dire al riguardo?
“Pazzesco, semplicemente pazzesco. Il mio augurio, però, è che un giorno ci siano altre giocatrici che possano fare altrettanto, se non addirittura meglio. Una cosa è certa: noi siamo una grandissima squadra e vi posso assicurare che c’è dell’altro, molto dell’altro, dietro a questi risultati”.
Come il fatto che la maglia azzurra, per voi, è un qualcosa che va al di là di ogni cosa
“Credo che lo sia un po’ per tutti e in ogni disciplina sportiva. Per quanto mi riguarda, giocare per la propria nazione è un qualcosa di meraviglioso e la forza di questa squadra stupenda è anche questa: amare una maglia, cercare di onorarla al meglio, dalla prima all’ultima palla. Sempre e comunque, dentro e fuori dal campo. Perché chi sta fuori, chi non gioca, almeno da noi ha adirittura più valenza. Una vittoria in Fed Cup nasce il lunedì, giorno di raduno e si concretizza la domenica. E’ sempre stato così e sempre lo sarà”.
La Schiavone, però, quando si parla di Fed Cup sembra avere un qualcosa in più rispetto alle altre.
“Se lo dite voi, mi fa piacere”
Lo dicono soprattutto i numeri e le partite, pronti via, vinte contro giocatrici almeno sulla carta più forti. Sullo 0-0 tutto è molto più difficile e la Schiavone difficilmente ha fallito.
“In effetti è così e di questo ne vado fiera. Una vittoria in Fed Cup, però, ha come comun denominatore un qualcosa che non si vede e che, forse, non si può nemmeno raccontare: bisognerebbe spendere fiumi di parole e, magari, non si riuscirebbe nemmeno in questa impresa. Diciamo che dietro un successo, dietro ogni singola vittoria, c’è un gioco di squadra meraviglioso che noi, evidentemente, riusciamo a fare nel migliore dei modi”.
Reggio Calabria sarà la sede di questa finale con gli Stati Uniti. Contenta?
“Mi auguro di sì”
Vogliamo aspettare prima di pronunciarci definitivamente?
“E’ un posto difficile da raggiungere per i nostri tifosi, ma chissà che alla fine non risulti una scelta azzeccata. Il mio augurio è che il calore della gente del Sud, come è già accaduto a Castellaneta Marina, possa spingerci verso la conquista della seconda Fed Cup”.
Lei, però, avrebbe preferito una città importante
“Sono convinta che Reggio Calabria saprà stupire tutti quanti, fermo restando che giocare a Roma, Bologna e Milano sarebbe stato molto affascinante”.
Come la mettiamo con gli Stati Uniti?
“Sarà il campo a decidere, vedremo”
E le Williams?
“Mi auguro che vengano tutte e due, sarà più bello vincere con loro in campo. Poi, per carità, una vittoria in Fed Cup è bella comunque, ma con loro nessuno potrebbe dire nulla o obiettare nel caso in cui si dovesse vincere. In caso contrario già le sento le voci: ‘avete vinto perché non c’erano le Williams’”.
L’Italia, però, ha già dimostrato, vedi Francia, Belgio e Russia, di poter battere qualsiasi squadra, anche quelle sulla carta più forti e con le loro ‘stelle’ in campo.
“Perché, come dicevo prima, noi siamo squadra al di là delle qualità tecniche delle singole giocatrici. Io, Flavia, Roberta e Sara, magari saremo anche diverse, figlie di caratteri contrapposti, ma ci stimiamo prima di tutto. Vogliamo il bene di noi stesse e della squadra. Viviamo e soffriamo in sintonia per lei in quei giorni, cercando di trovare la forza di fare bene attraverso un lavoro di gruppo, complice anche la presenza di un capitano come Barazzutti che sa come prenderci e gestirci al meglio. In altre nazionali, vedi per esempio la Russia, non è così. Noi ci vogliamo bene, magari su molte cose la penseremo anche in maniera diversa, ma quando si gioca per la nazionale è giusto ed opportuno remare dalla stessa parte e noi l’abbiamo sempre fatto: i risultati stanno a testimoniarlo e, mi sembra, che ci stiano dando ragione”.
L’Italia di Fed Cup è soprattutto Francesca Schiavone e Flavia Pennetta
“Flavia, ora che è diventata top ten, va messa in testa, però”
Ma, ci scusi: sbagliamo o è sempre la Schiavone a portare a casa i punti importanti, in alcuni casi decisivi
“Magari è così, ma sarebbe riduttivo parlare delle vittorie italiane come figlie esclusivamente di me e di Flavia. Roberta (Vinci), per esempio, non ha mai perso in doppio ed è anche grazie e soprattutto a lei che in Belgio, nel 2006, riuscimmo a sovvertire il pronostico e a portare a casa la coppa. Lo ripeto e non mi stancherò mai di farlo: la nostra è una grandissima squadra a prescindere da me e da Flavia”.
Quanti anni ancora gli italiani appassionati di tennis potranno godere delle gesta di Francesca Schiavone in Fed Cup?
“Alla pensione, se questo è quello che volete sapere, non ci penso ancora. Del resto ho finalmente trovato dentro di me quella serenità giusta, quella voglia di migliorarmi giorno dopo giorno, che mi permette di andare in campo per allenamenti e match con la voglia del primo giorno. Ho voglia di giocare e, soprattutto, di farlo in Fed Cup. Almeno che il capitano non abbia altre idee al riguardo”.
Un giorno, intanto, potrebbe essere lei il capitano azzurro in Fed Cup
“Chissà, magari un giorno. Resta da vedere cosa ne pensano Corrado Barazzutti e Angelo Binaghi. Per me, ora, è un onore vestire la maglia azzurra e contribuire alle fortune dell’Italia in Fed Cup. Ci sarà modo e tempo per pensare a quello che sarà quando deciderò di mettere da parte la racchetta. Per il momento non ci penso proprio”.
Una finale da giocare contro gli Stati Uniti e la prospettiva, nel 2010, di arrivare sino in fondo ancora una volta
“Guai a parlare prima. Sbaglio, o affronteremo l’Ucraina fuori casa? Ecco, ve lo dico sin da ora: non sarà affatto una partita facile. Non è una partita vinta in partenza, dovremo sudarcela la qualificazione”.
Intanto il Belgio, con i ritorni di Clijsters ed Henin, potrebbe essere in chiave futura un avversario in più
“Intanto loro sono nel Worlg Group 2 e, quindi, per il momento il problema non si pone. Poi resta da vedere se entrambe decideranno di giocare oppure no. Detto questo, sono particolarmente contenta del ritorno della Henin. Mi rivedo molto in lei e sono felice di poterla ritrovare. Lei e la Clijsters, che ha già vinto l’Open degli Stati Uniti, sono due grandi acquisti per il nostro tennis”.
Francesca Schiavone e il suo nuovo progetto. Ne aveva parlato a Wimbledon. Prima, durante e dopo il suo grande torneo. Una nuova vita nella quale si trovava a meraviglia. Come siamo messi con questo nuovo progetto?
“Molto bene direi. Al di là di qualche acciacco che ha condizionato un po’ il mio cammino nei tornei americani, mi sembra di aver fatto molto bene e, all’Open degli Stati Uniti, di aver ribadito che quando c’è da lottare, io sono pronta”.
Guai, però, a parlare di numeri
“Fatelo voi, non è la mia priorità”
Nel senso che…
“L’importante è alzarsi al mattino e avere dentro la voglia di migliorarsi allenamento dopo allenamento, partita dopo partita. Oggi sono una donna felice, che non pensa di arrivare tra le prime dieci del mondo, ma di giocare sapendo di poter sempre dare il massimo. Poi, per carità, si può vincere e perdere, ma cosciente del fatto di aver dato tutta me stessa e di essere felice di averlo fatto nel migliore dei modi. Oggi la Schiavone è una donna contenta di se stessa e di quello che fa: il resto non conta”.
E’ questa la differenza tra lei e Flavia Pennetta?
“La verità è che i numeri interessano soltanto a voi. Pensate che la Schiavone e la Pennetta possono essere top ten e non fate altro che parlarne. Giusto, ma a me ora interessa altro. Portare avanti un progetto tutto mio ed essere soddisfatta al di là dei numeri. Per Flavia, magari, sarà diverso. Lei voleva entrare tra le top ten e c’è riuscita. Io, magari, avrò anche margini per poter eguagliare o superare il mio best ranking, ma l’obiettivo è un altro: allenarmi in serenità, affrontare ogni match sapendo che posso migliorarmi, uscire dal campo felice per quello che ho fatto. Oggi la Schiavone ha questo progetto in mente e vuole portarlo avanti. Perché sa che è quello giusto”.
Appuntamento a Reggio Calabria allora
“Vi aspetto”
- Postato da Gianluca Atlante
- 24/10/2009
- 05:37