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Pennetta, la storia riparte da lei
La Penna entra a fare parte della storia del tennis italiano. Pardon, la Penna scrive la storia del tennis italiano. A Cincinnati qualificandosi per le semifinali, masticandosi quella che qualche tempo fa sembrava destinata a diventare una stella mondiale ovvero la Hantucova, per la prima volta, comunque vadano le cose, entrerà nelle prime dieci del mondo della classifica WTA. Mai in Italia era successo prima. C’erano andate vicino la Cecchini, la Reggi, la Farina, la Schiavone. Una rincorsa che si è sempre interrotta a un passo. Tutte come migliore classifica hanno raggiunto tra la quindicesima e l’ undicesima posizione . Vicinissime dunque. Che ci vuole! Dieci, undici sono numeri così vicini. Già, ma in mezzo quante partite da vincere. Quante giocatrici da battere. Quante battaglie da superare, quanta fatica e quanta sofferenza. Senza parlare della pressione psicologica che attanaglia un atleta in queste situazioni. Entrare nelle Top Ten è stata una grande impresa. In tutti i sensi. Flavia conferma il cambiamento di trend in Italia. La brindisina in questo momento è la punta di diamante di un movimento che non è nuovo. Ma che ha faticato ad avere visibilità e il giusto riconoscimento. La Pennetta compie, è vero, una grande impresa, ma soprattutto conquista insieme alle sue compagne, non dimentichiamoci i grandi risultati di Fed Cup e i quarti di finale di Wimbledon della grande Schiavone, il palcoscenico del tennis italiano. Questo a mio avviso è il risultato storico. Questo il grande traguardo ottenuto da Flavia e dalle sue compagne. A suon di risultati sono uscite di prepotenza dal guscio del tennis maschilista. Hanno trascinato, volente o nolente, l’attenzione dei media su di loro. Media che, diciamolo, c’è voluto un bel po’ per convincerli di quanto siano forti queste nostre fantasiche ragazze. Per la Pennetta naturalmente la corsa non finisce qui. Sta andando come un treno. Un treno chiamato movimento femminile che corre veloce, molto veloce e che non accenna a fermarsi.
- Postato da Corrado Barazzutti
- 15/8/09
- 09:20




15/8/09 alle 11:33
Reggi e Cecchini non sono mai state numero 11 del mondo.
Flavia, da numero 12, era a 100 punti dalla top ten: bastava che una (Petrova) si slogasse una caviglia e l’altra (Ivanovic) perdesse una partita che il decimo posto era lì. La differenza tra 10 e 12, insomma, qui era praticamente nulla…
Non so, poi, se si possa parlare di trend italiano con una ragazza che ha lasciato l’Italia per diventare forte (accompagnata per un po’ da Schiavone e Errani, idem Fognini).
Saluti