Prof. Parra, come si distinguono le lesioni muscolari? (A.F. - Ancona)
Tutti i muscoli dell’apparato scheletrico possono in generale essere lesionati durante l’attività sportiva, in modo e frequenza variabile in rapporto all’attività sportiva specifica.
In generale le lesioni muscolari si classificano in acute (dirette e indirette, provocate cioè da un trauma esogeno o endogeno), e lesioni croniche post-traumatiche dovute più che altro ad errori terapeutici o ad una cattiva riabilitazione.
Fra le lesioni dirette si considerano:
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CONTUSIONE: trattasi di una lesione traumatica acuta dei tessuti molli causata da un urto violento con un corpo a superficie piana (esempio cadute al suolo, traumi da ostacoli, scontro diretto tra atleti) senza che ci sia discontinuità della cute.
A seconda della gravità si associano alla contusione stupore muscolare (cioè momentanea limitazione funzionale senza lesione anatomica), ecchimosi muscolare (infiltrazione emorragica dovuta a rottura di piccoli vasi), ematoma muscolare (rottura di vasi di calibro superiore con infiltrazione all’interno del muscolo) e schiacciamento muscolare con lesione completa del tessuto e conseguente shock traumatico.
Le lesioni acute indirette sono determinate da forze distrattive che abbiano una intensità superiore alla flessibilità ed elasticità del muscolo.
In base alla gravità della lesione possiamo distinguerle in:
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CONTRATTURA: irrigidimento permanente del muscolo che per evitare un eccessivo allungamento presenta una “contrazione di difesa”; non vi è una lesione muscolare vera e propria.
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STIRAMENTO: trattasi di una elongazione delle fibre muscolari in assenza di una vera lesione anatomica; clinicamente si manifesta con un dolore progressivo durante l’attività fisica.
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STRAPPO O DISTRAZIONE MUSCOLARE: trattasi di una lesione caratterizzato da una discontinuità delle fibre muscolari senza interruzioni del tessuto connettivale, che si può accompagnare a lesione di strutture vasali con conseguente ecchimosi o ematoma.
Clinicamente si caratterizza con un dolore improvviso con una sintomatologia sia oggettiva che soggettiva ed una impotenza funzionale tanto più precoce quanto più è grave la lesione stessa.
Si distinguono a seconda della gravità:
1.
DISTRAZIONI I: strappo molto piccolo all’interno di uno o più fasci muscolari.
2.
DISTRAZIONI II: strappo che interessa più fasci muscolari ben evidente ecograficamente.
3.
DISTRAZIONI III: lesione che supera in sezione i ¾ del muscolo interessato.
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ROTTURA MUSCOLARE: trattasi di una interruzione totale o parziale di un muscolo che può verificarsi per azione di un corpo contundente che colpisce il muscolo mentre è contratto attivamente o per una brusca contrazione.
La sintomatologia è caratterizzata da un dolore violento ed improvviso accompagnato da impotenza funzionale e tumefazione locale per risalita di uno dei due capi verso l’inserzione muscolare.
In questi casi e solo in essi l’indicazione è chirurgica per il 95%.
Fra le lesioni croniche post-traumatiche dovute per lo più a cause iatrogene (errato primo soccorso ed approccio terapeutico della lesione, a massoterapia non indicata o forzata in taluni casi, ad errati tempi di recupero etc.) si distinguono:
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FALDA LIQUIDA: trattasi di una presenza di liquido infiammatorio tra endomisio di un muscolo e quello adiacente.
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FIBROSI POST-TRAUMATICA: trattasi di una cicatrice che si forma all’interno del muscolo, poco elastica e poco scorrevole. Può essere dovuta o ad un riposo troppo prolungato con eccessiva immobilizzazione oppure ad una precoce ripresa dell’attività non preceduta da corretta terapia.
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CISTI SIERO-EMATICA: trattasi di una falda liquida all’interno del muscolo con un ematoma incapsulato da tessuto fibroso.
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CALCIFICAZIONI MUSCOLARI: trattasi di deposizioni di sali di calcio all’interno del muscolo ben evidenziabili ecograficamente come macchie biancastre.
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MIOSITE OSSIFICANTE: più grave delle semplici calcificazioni, caratterizzata dalla formazione di tessuto osseo all’interno di quello muscolare, in conseguenza di traumi contusivi unici o ripetuti.
Le lesioni muscolari in genere sono quelle dove la nuova metodologia laser ad alta potenza (Parracelso) trova successi eclatanti con una riduzione dei tempi di recupero eccellente ed una restitutio ad integrum quasi perfetta. Solo nelle lesioni più gravi la cicatrice residuale sarà evidente ma con una elasticità notevole e una resistenza tale da ridurre al minimo problemi di recidiva.
L’indicazione al trattamento è fino alle lesioni distrattive di III grado ovviamente con tempi di recupero progressivamente più allungati per le lesioni più gravi, ma comunque sempre al di sotto dei quarantacinque giorni considerati tradizionalmente di riposo e cure prima di riprendere gradualmente l’attività (questo nei casi delle lesioni distrattive di III grado).
L’accertamento principe per tali lesioni è l’ecografia che viene eseguita prima e dopo per monitorizzare correttamente l’iter terapeutico e i tempi della ripresa dell’attività.
Spesso ci siamo scontrati con lo stupore degli stessi ecografisti in casi in cui la ripresa poteva apparentemente sembrare troppo celere.
Ovviamente nelle lesioni di minore entità il recupero è ancora più rapido e appare spesso sorprendente.
Ma dopo aver trattato sul campo oltre 100 lesioni muscolari di tennisti professionisti, la nostra esperienza ci fa affermare che la terapia con effepitre ha portato nei casi di lesioni muscolari una novità assoluta di prima indicazione.
Solo nei casi di rottura muscolare è indicata la chirurgia tradizionale, ma in ogni caso il laser ad alta potenza può rivelarsi utile nel post-operatorio sempre allo scopo di ottimizzare il processo di cicatrizzazione.
(A cura di
Piero Pardini addetto stampa del Professore)
- Postato da Francesco Parra
- 4/2/09
- 19:17