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La comunicazione in ambito sportivo

La comunicazione in ambito sportivo può essere intesa come un insieme di situazioni, verbali e non, che si pongono in essere all'interno di un team. Ogni progetto agonistico è finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo prefissato ed in questa ottica si inserisce la comunicazione, divenendo la base su cui progettare la struttura di preparazione e allenamento. Nonostante copra un livello di principale rilievo, spesso questo aspetto, viene relegato a fattore secondario se non addirittura trascurabile. Una condizione che, nella maggior parte delle situazione, si viene a verificare, per la inconsapevole incapacità di comunicare da parte di coloro che dovrebbero innescare il processo. Una tale condizione, porrebbe dunque in essere, la necessità di approfondire e specializzare questa attitudine al fine di, mettere in atto un processo fondamentale nel tennis, disciplina caratterizzata dal fattore individualista. L’allenamento risulta essere il momento di incontro comunicazionale tra il maestro e l’allievo, momento in cui si “deve” nell’ottica di un corretto processo comunicazionale, realizzare la capacità di motivare l’allievo a compiere determinati gesti tecnico-tattici. L'abilità del maestro è quella di riuscire a leggere se non ad anticipare i segnali provenienti dal gruppo ed in particolare dagli atleti di cui diviene “riferimento”. Strutturando un processo di questo tipo, si pone in cantiere lo sviluppo di un gruppo di lavoro motivato ed in grado di rispondere in modo chiaro e con profitto agli input diretti dal maestro e dal suo staff tecnico. Una comunicazione in grado di trasferire l’aspetto verbale in visivo, meccanismo necessario durante un match quando l'interazione tra coach e giocatore, deve essere in grado di carpire dall'espressione del suo viso, degli occhi, dello sguardo, lo stato d’animo che lo attraversa, per tentare con altrettante interazioni visive, di modificarlo per ristabilire in modo positivo le condizioni. Inoltre è bene ricordare che, quando si accendono le luci e si apre il sipario l'attore protagonista è il giocatore e solo il giocatore. Il maestro deve rimanere dietro le quinte............

  • Postato da Gianluca Zaccara
  • 31/1/2009
  • 21:16
  • 1 commento

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I politici non perdono il vizietto

Ci risiamo, questa volta è il turno di Cesare Battisti. Noto terrorista facente parte del gruppo ex membri del pac. In questo momento, ma pare ancora per poco, detenuto nel carcere di Papuda vicino a Brasilia. Scappato dalla bella Parigi nella quale viveva tranquillo e beato scrivendo libri gialli. E rifugiatosi appunto in Brasile proprio per evitare l' estradizione che l' avrebbe riportato in Italia a pagare il suo debito per i numero 4 omicidi da lui, secondo i giudici che l' hanno condannato, compiuti. Ora succede che la richiesta di estradizione da parte dell' Italia  è stata rifiutata dal governo brasiliano. Facendo nascere un antipatico caso diplomatico. Voi direte ma che ci azzecca tutto questo con il tennis? Con il tennis questa volta nulla, ma con lo sport si. In modo particolare con il calcio. Infatti il ministro La Russa, in relazione proprio a questo caso, ha chiesto di non giocare una partita di calcio. Il match in questione è Italia contro naturalmente Brasile. Una povera partita amichevole. Questo perchè evidentemente secondo lui non giocarla manderebbe un segnale molto forte  al governo brasiliano. Credo....Non c'è niente da fare, i politici non perdono il vizietto. Nel '76 cercarono, in occasione della nostra finale di Davis, di farci stare a casa. L'anno scorso, stessa sinfonia con le Olimpiadi ed ora con il terrorista Battisti. Richieste sempre di boicottaggi e rinunce. A quegli atleti che fanno dello sport il loro lavoro. Che  non fanno i politici. Che non vengono pagati per fare politica. Che non sono ministri. Ma a loro viene chiesto di rinunciare, non è il caso dell' amichevole di calcio, al sogno della loro vita. Allenamenti, sacrifici, rinunce. Tutto questo in nome dei principi e dei valori più importanti. E molte volte sono maledettamente convincenti. E' la parte del loro lavoro che fanno meglio. E molti atleti giovani, che non sono insensibili ma credono fortemente in quei principi, ci cascano con tutte le scarpe. Salvo, poi scoprire che il governo con quei politici che ci chiedono di rinunciare alle nostre vittorie mantiene allegramente rapporti commerciali proprio con quelle nazioni colpevoli in alcuni casi di atti assolutamente crudeli e atroci. Voglio dire che gli atleti non sono insensibili a tutto questo, anzi. E che tutti noi, come nel nostro caso della Davis del 76 contro il Cile, ci siamo interrogati su quale fosse la cosa migliore da fare . E che tutti noi condannammo il regime di allora . Detto questo, parto dal presupposto che sia la politica l' organo preposto a occuparsi di questi problemi. Giusto utlizzare grandi eventi sportivi come cassa di risonanza. Giusto sensibilizzare gli atleti. Ma credo che un segnale importante da parte della politica e dei politici aiuterebbe a redere le loro azioni piu' credibili e convincenti anche nei confronti degli atleti  ai quali la politica chiede sempre . Ministro La Russa, lei ha ragione, ha tutta la mia solidarietà, è giusto, per protesta nei confronti del Brasile che protegge un assassino, che l' Italia non giochi. Ma lei, signor  Ministro, ci faccia vedere che ci crede veramente  e che certi principi  per lei sono sacri, dia un esempio al popolo sportivo.......  In nome della causa naturalmente.
  • Postato da Corrado Barazzutti
  • 31/1/2009
  • 17:27
  • 1 commento

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Le più belle immagini della finale femminile

Fonte: www.australianopen.com

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Australian Open, tra le donne vince Serena Williams

L’americana Serena Williams è la nuova regina degli Australian Open. Tutto sin troppo facile per lei nella finale giocata nella mattinata italiana, prima serata a Melbourne, contro la russa Dinara Safina: 6/3 6/0 il punteggio finale in meno di un’ora, cinquantasette minuti di gioco per l’esattezza. La Williams non solo ha dimostrato di essere più forte, ma di non avere proprio rivali in questo momento sul circuito. Una vittoria, questa, che lunedi mattina le riconsegnerà la prima poltrona mondiale. Era il settimo confronto tra le due e per Serena si è trattata della sesta vittoria, la prima in una finale dello Slam che, tra l’altro, continua ad essere un tabù per la russa, sconfitta lo scorso anno nell’epilogo al Roland Garros da Ana Ivanovic. Per Serena si è trattata della quarta vittoria agli Australian Open dopo quelli nel 2003, 2005 e 2007, la decima complessiva nei tornei dello Slam. L’americana, infatti, vanta un titolo al Roland Garros (2002), due a Wimbledon (2002 e 2003) e tre all’Open degli Stati Uniti (1999, 2002 e 2008). 

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Sabato 31 gennaio, la prima pagina di Marca